Da casa a casa: viaggio introspettivo dalla musica alle parole con Niccolò Agliardi
ROMA - “Da casa a casa”: un percorso circolare dove il punto di partenza è lo stesso di quello di arrivo, quando la Casa è una sola. Nello specifico, la mia. Ma “Da casa a casa” è anche quel tragitto, fatto quotidianamente, e spesso soprappensiero, da un punto a un altro della mia città. E qui le case sono due, naturalmente. Valgono entrambe le ipotesi. Niccolò Agliardi presenta così il suo disco d’esordio, poche parole per lasciare libero l’ascoltatore di vivere le emozioni frutto di un lavoro che, nonostante le varie tappe che ha toccato nella sua fase creativa, lo riconduce al punto di partenza di un andare circolare basato sul pensiero, come ha affermato lo stesso autore.
Nell’album tra le varie canzoni si respira un’aria di attesa, attesa per cosa?
Sono tante attese diverse, una per ognuna delle dodici tracce. E’ tutto sommato però un’attesa abbastanza serena, non arrabbiata come spesso accade quando le cose che desideriamo non arrivano. Si tratta di un’attesa paziente anche perché tutto il disco è stato un ottimo pretesto per vivere… arrivare ad una realizzazione, ad un successo non per forza plateale o rumoroso, però che ti possa aiutare a riflettere che nel tuo piccolo hai realizzato qualcosa. La meditazione è un modo per ingannare l’attesa prima dell’arrivo alla meta.
Nell’attuale geografia della musica italiana qual è il posto riservato ai cantautori, ma soprattutto a coloro che oggi cercano di fare musica d’autore.
Sicuramente godono di un’attenzione particolare, anche se a dire il vero secondo me non c’è una nuova scuola. Io sono piuttosto attento al panorama sia perché lavoro anche in radio, sia perché è proprio una passione ascoltare, oltre i grandi classici come De Gregori, coloro che tentano di curare al meglio nella loro produzione testuale e musicale. Ad oggi comunque non vedo una nuova scuola italiana, vedo piuttosto alcuni esempi o forse una scuola romana, di cui fanno parte tra gli altri Cristicchi, Pier Cortese e Marco Fabi… è una cosa che a Milano un po’ manca. Manca quella scintilla che coinvolga le persone: la differenza forse sta nel fatto che a Roma, non avendo le case discografiche a portata di mano, si pensa più a produrre e a far girare il materiale.
L’album si chiude con la canzone “Zaza”. Un semplice omaggio all’infanzia o un qualcosa di più profondo?
Zazà è sicuramente una regressione adolescenziale, un ritorno agli anni ’80 quando Lupin era uno dei cartoni animati della nostra generazione. Tuttavia ho tentato di fare riflessione matura su quanto possa essere difficile il rapporto con la felicità oltre che con il dolore… ad esempio quando raggiungi un obiettivo, dopo anni che lo insegui. Nella canzone è d’esempio la reazione di Zenigata alla morte di Lupin. Questa, anche se avvenuta per cause naturali, lo conduce alla fine di una sorta di ricerca: lui però non è contento, anche se ha finalmente quello che ha sempre voluto.
Sta per partire il tuo tour che tra l’altro farà tappa al Blue Note di Milano. Quali sono le tue aspettative?
Le preoccupazioni sono tante, specie per la tappa al Blue Note di Milano sia per quella al The Place a Roma. La differenza è che a Milano sono davanti al pubblico di casa e le aspettative sono alte. Mi tranquillizza il fatto di avere una tra le band migliori che mi accompagna: quella di Laura Pausini… con due inserimenti personali. Sono tutti musicisti strepitosi e una certa sintonia è già emersa dalle prove, la loro esperienza mi permetterà di salire sul palco con una certa tranquillità.
E’ visibile in anteprima su http://myspace.com/niccoloaglia


