D’Agata: il global warming preoccupa, presto il vino buono si farà in Inghilterra
ROMA - Ian D’Agata, direttore dell’International Wine Academy di Roma, in occasione della presentazione del Roma Wine Festival esprime le sue preoccupazioni sui cambiamenti climatici, le politiche agricole europee e le tendenze produttive dei prossimi anni. “La questione del riscaldamento globale si ripercuoterà anche sul settore del vino“. Non si fa illusioni e va dritto al punto Ian D’Agata, commentando la prima conferenza sui cambiamenti climatici e il vino che si è conclusa a Barcellona. “Si vendemmiano molte uve agli inizi o alla metà di agosto - dice - e un simile calendario 
venti anni fa era inaudito. In Loira dove fanno dei grandissimi vini bianchi c’è stato un anticipo della vendemmia di tre settimane, questo fa sì che i vini sono fatalmente destinati a diventare meno buoni perché saranno sempre più alcolici e sempre meno complessi, sempre meno interessanti“.E’ una sentenza senza appello motivata dal fatto che secondo D’Agata “nell’uva la maturazione degli zuccheri in genere anticipa la maturazione dei polifenoli, le molecole che donano complessità e carattere al vino“. E quando l’uva è molto matura dal punto di vista dello zucchero, si deve cogliere “e se i polifenoli non sono maturi, il vino sarà fatalmente cattivo“, commenta D’Agata. Non solo, l’analisi del direttore dell’International Wine Academy di Roma si estende anche alla rivoluzione che interesserà le zone di produzione vitivinicola. “Zone che oggi sono vocate alla viticoltura sono destinate a scomparire o fare vini sempre più scarsi - aggiunge - il Bordeaux, storicamente ha sempre prodotto vini a 12°-12,5°, ora vengono prodotti vini a 13°-13,5°, gradazione ancora accettabile“.
A beneficiare del global warming, secondo D’Agata, saranno le zone più fresche, “paradossalmente si sta cominciando a fare vini anche abbastanza buoni, soprattutto spumanti in Inghilterra; le grandi case di champagne stanno acquistando terreni nel distretto di Kent dai quali ricavano spumanti molto buoni“.
Insomma, lo scenario è presto tracciato: le vigne storicamente quotate, i cosiddetti gran cru, oggi rischiano di fare vini meno buoni, perché si trovano in zone oggi diventate troppo calde, rispetto al passato. “Il paradosso davanti al quale presto ci si troverà è quello di vigne molto famose che rischiano di dare vini meno buoni - spiega D’Agata - e le zone che prima erano scarse, più fredde, oggi diventano buone“.
Meno quantità ma più qualità
La tendenza produttiva dei prossimi anni sarà quella di fare, a livello mondiale, sempre meno vino, puntando più sulla qualità che sulla quantità, perché il mondo beve meno vino ma di maggiore qualità.
Sugli orientamenti che la Commissione Europea ha esplicitato nella recente riforma comune di mercato che regola il settore, D’Agata è molto cauto, soprattutto per il capitolo che riguarda le estirpazioni. “Prima di parlare di estirpazioni - dice il direttore della Wine Academy - bisogna capire cosa si va ad estirpare, le politiche agricole europee hanno consentito che venissero estirpate molte vigne vecchie e questo è un dramma perché i vini migliori si fanno con le vigne vecchie. Le vigne del Sud Italia che davano grandissimi vini, sono state fatte sparire e una volta che vengono estirpate è un problema, bisognerebbe, invece rimuovere i vigneti di pianura, per esempio nel Veneto dove fanno solo porcheria, ma i veneti sono i più forti oppositori alle estirpazioni, perché sono vigne meccanizzabili, facili da lavorare. Più difficile è lavorare i vecchi vigneti della Sicilia e della Puglia che devono essere curate a mano”
Roma Wine Festival
Roma Wine Festival, alla sua prima edizione, nasce, nella mente degli ideatori, come una manifestazione diversa rispetto al panorama attuale degli eventi già esistenti nella capitale. Le 84 aziende che parteciperanno con oltre 350 vini, dal 29 febbraio al 2 marzo presso lo Spazio Etoile, sono state invitate e scelte da Ian D’Agata e Massimo Comparini sulla base dei criteri utilizzati per le guide D’Agata & Comparini, “frutto di una selezione implicita che avviene a monte” - spiega D’Agata.
Il direttore dell’International Wine Academy è consapevole del fatto che attraverso i suoi giudizi si modificano i fatturati delle aziende vitivinicole che recensisce così come il prezzo al consumo dei vini di cui parla. “Questo è un peccato - racconta - per questo cerco di fare del mio meglio per scegliere vini molto buoni anche se cari ma allo stesso tempo cerco di selezionare vini altrettanto buoni e non cari”. Al Roma Wine Festival, promette D’Agata, ci saranno vini che, in enoteca “costano 6 euro e sono buonissimi”.
Dentro questa categoria si trovano, secondo il direttore dell’International Wine Academy of Roma, certamente i vini della cantina trentina Lavis, così come i vini della siciliana Donnafugata, per esempio l’Autilia, il Polena o il Siren della Mottura. Nel Lazio da segnalare per un buon rapporto qualità/prezzo c’è l’azienda Castel De Paolo e la Cantina Sant’Andrea.
Per la foto di Ian D’Agata si ringrazia l’International Wine Academy di Roma






[…] Guidi del servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare (www.climatemonitor.it). Se il direttore dell’International Wine Academy di Roma, Ian D’Agata, in un’intervista rilasciataci poco dopo la Conferenza su clima e vino tenutasi a Barcellona, si è espresso in toni […]
[…] Guido Guidi del servizio meteorologico dell’Aeronautica Militare (www.climatemonitor.it). Se il direttore dell’International Wine Academy di Roma, Ian D’Agata, in un’intervista rilasciataci poco dopo la Conferenza su clima e vino tenutasi a Barcellona, si è espresso in toni […]