Ambiente; Rapporto Ecomafia 2008: oltre 18 miliardi di fatturato, primeggia il clan camorristico dei Casalesi
ROMA - Il rapporto Ecomafia 2008 presentato recentemente da Legambiente contiene importanti informazioni circa le linee di tendenza dell’illegalità ambientale presente nel Paese. Gli italiani sembrano sempre più inclini ad aggredire l’ambiente in cui vivono con ostinata volontà autodistruttiva. Tutti i dati degli illeciti accertati nell’anno 2007 dalle forze dell’ordine rivelano un forte incremento rispetto all’anno precedente: +7% di infrazioni, +9,7% di persone denunciate, +19% di sequestri effettuati. Tutti i settori della devastazione ambientale risultano in piena espansione, stimandosi in circa 18 miliardi e 400 milioni di Euro il fatturato complessivo dell’ecomafia nel 2007. In tutti i campi dell’aggressione ambientale primeggia il clan camorristico dei Casalesi. L’organizzazione attua un capillare controllo del ciclo dei rifiuti attraverso società che gestisce direttamente o che sottopone al pagamento del pizzo. Nel fenomeno dell’abusivismo edilizio poi, con la costruzione di immobili ad uso abitativo o commerciale, il clan investe ingenti capitali in operazioni ad alta redditività, riciclando in maniera sicura i proventi delle attività delittuose. Gli iniqui e ripetuti condoni edilizi hanno moltiplicato i profitti derivanti dagli abusi. Varie inchieste registrano anche la progressiva penetrazione di Cosa Nostra nel business dei rifiuti: emerge l’attività diretta di imprese mafiose nel settore in quanto a “Cosa Nostra” non basta più l’imposizione del pizzo alle imprese che si sono aggiudicate gli appalti o il mero inserimento nelle società di soggetti a lei collegati. Da sempre l’aggressione al territorio risulta più diffusa nelle regioni a tradizionale presenza mafiosa: la Campania occupa il primo posto nella classifica dell’illegalità ambientale, seguita dalla Calabria e dalla Puglia. Significativa novità è rappresentata dal quarto posto in classifica attribuito non alla Sicilia, ma al Lazio. Il dato conferma il radicamento delle organizzazioni mafiose nel Lazio, che anche nella particolare classifica delle violazioni alle leggi in materia di edilizia si pone al quarto posto. L’abusivismo edilizio ha perso la primitiva caratteristica di attività effettuata per necessità ed è diventata industria estremamente redditizia. Gran parte del settore è affidato a imprese che hanno solidi legami con la criminalità organizzata. Il panorama complessivo che emerge dal Rapporto 2008 rivela che nella gestione dell’illegalità ambientale si sono create stabili alleanze tra gruppi criminali e ambienti imprenditoriali, bancari e amministrativi. In tale contesto operano centri di intermediazioni economico - finanziari costituiti da professionisti e faccendieri esperti negli investimenti, nella progettazione e nell’affidamento degli appalti. Per contrastare fenomeni di tale ampiezza è necessario una forte assunzione di responsabilità non solo da parte della politica, ma anche dal mondo delle imprese, che devono acquisire la consapevolezza che la devastazione del territorio causa un danno economico insostenibile per l’intero Paese.
*Magistrato


