Il sindaco Alemanno presenta l’Estate Romana e “resuscita” le domande dei giornalisti

ROMA - Arrivata ormai da qualche giorno l’estate meteorologica, è giunto il momento anche per la presentazione ufficiale della manifestazione più “calda” e lunga degli ultimi anni: l’Estate Romana 2008. Dopo una settimana almeno di polemiche sulla gestione e sull’idea della cultura che avrebbero i nuovi amministratori capitolini di centro destra, oggi in conferenza stampa nella sala della Protomoteca, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, l’assessore alla cultura Umberto Croppi e il presidente della Commissione cultura del comune di Roma Federico Mollicone hanno illustrato il programma e accennato le strategie per il futuro. La vera novità di questa edizione dell’Estate Romana, dunque, non è la conferma - nonostante i tagli paventati da più parti dopo il cambio di poltrone in seno al Campidoglio - di un programma sontuoso con quasi 700 spettacoli e manifestazioni che si dispiegheranno da giugno a settembre. Quel che ci ha colpito è stato, invece, il “ritorno” delle domande dei giornalisti, estinte sotto il settennato veltroniano. Qualcuno si ricorda una conferenza finita con le rituali domande dei giornalisti? Noi no. Eppure negli ultimi anni ne abbiamo seguite tante. Le voci dei giornalisti si erano, però, affievolite in modo drammatico. Le domande “di rito” a fine conferenza da parte dei colleghi della carta stampata si erano estinte peggio dei dinosauri. Senza lasciare traccia e senza un apparente motivo. Oggi, invece, Alemanno e Croppi hanno fatto il miracolo: Il Messaggero, L’Unità, l’Ansa e perfino il Corriere della sera hanno preso il microfono e fatto il loro mestiere cercando di mettere in “difficoltà” sindaco e assessore con domande sulla “visione della cultura” della loro amministrazione e su altre sterili polemiche cui i due “interrogati” avevano già sostanzialmente risposto. Dov’erano gli stessi quando si facevano le conferenze stampa-monologo durante i lavori per l’Auditorium o per l’inaugurazione del “distributore” dell’Ara Pacis o alla presentazione delle varie Notti Bianche ed Estati Romane? Ferma restando la stima e il rispetto per dei colleghi la cui levatura e professionalità non è certo in dubbio, questo era un sassolino che volevamo levarci dopo anni passati ad ascoltare i soliloqui di Walter Veltroni e, durante il suo ultimo breve mandato, dell’ex assessore alla cultura Silvio Di Francia. Conferenze che finivano senza nemmeno una mano alzata o una timida domanda. Qualche giornalista (ben più illustre di chi scrive) veniva addirittura zittito e “deriso” dall’ex sindaco “solo” perché scriveva su un quotidiano “all’opposizione” e si era “permesso” di avanzare dubbi e interrogativi sul modo di gestire un evento o i lavori di realizzazione di un’opera pubblica (pagati coi soldi dei cittadini!).

Oggi abbiamo respirato un’aria nuova: il rinnovato vigore dei giornalisti e le risposte appropriate ed esaustive dei politici hanno reso il tutto più utile e, potenzialmente, costruttivo. Le parole del sindaco Alemanno e dell’assessore Croppi ci son sembrate assai sensate, razionali e hanno risposto in modo intelligente e completo alle domande vagamente provocatorie di alcuni giornalisti. La sensazione con gli altri colleghi che ci stavano accanto è stata proprio questa. Non ce ne voglia nessuno se utilizziamo lo spazio “Editoriale” per questo che editoriale non è, ma soltanto un coacervo di sensazioni e sassolini incastrati sotto le scarpe.
Lo sentivamo doveroso così come ci sentiamo di sottolineare a chiare note come la Cultura non sia né di destra né di sinistra. Non ha colore, ma solo bisogno di sostegno e spazi dove potersi esprimere. Detto ciò, se alle parole assennate e lungimiranti di Alemanno e Croppi seguiranno i fatti l’aria nuova non si respirerà solo alle conferenze stampa, ma anche e soprattutto nelle esangui casse comunali e nel panorama culturale della Città Eterna, grazie proprio a quell’opera di razionalizzazione e di riordino del settore, oggi più che mai necessaria. Non ci sentiremo orfani della Notte Bianca e non ci sembra scellerato rinunciarvi. Ci appare, anzi,”geniale” la proposta di spalmarla durante tutto l’anno, rivedendo in toto gli orari di chiusura di esercizi e monumenti in molte zone della capitale. Moltecittà europee non hanno bisogno della notte bianca perché, in realtà, non vanno mai a dormire. Se Roma vuole sognare di prendersi in Europa il posto che le spetta deve smettere di svilirsi tra caos organizzativo e assurde contraddizioni. Non si può fare la Notte Bianca e poi durante tutto l’anno chiudere i monumenti (si veda per esempio il museo di Villa Torlonia) alle 5 del pomeriggio o i negozi del centro storico alle 8 di sera. Ci sembra altrettanto illuminante fare delle feste “comandate come il Natale, il Capodanno, la Pasqua e il Natale di Roma dei veri eventi di risonanza mondiale. Basti ricordare la pena delle passate festività natalizie: poche luci, pochi acquisti e tanto caos.
Per dare fasto a Roma ci vorrà, però, il contributo di tutti: l’amministrazione deve dare l’esempio, ma poi aziende e cittadini dovranno seguirlo.
Perché Roma merita di essere sul tetto del mondo.

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