Gli italiani e il gioco d’azzardo:
malattia di Stato in mano alla criminalità organizzata
ROMA - Quando andiamo a giocare la schedina del Superenalotto dobbiamo ricordare che partecipiamo ad un gioco d’azzardo. Sono circa 900.000 gli italiani dediti a tale passione. La metà è attratta dai videopoker e dalle slot - machines, il 18% ama il Bingo, il 15% il Lotto e il Gratta e Vinci e il resto le corse del cavalli e i Casinò. Il Lazio è la regione che ha il maggiore numero di giocatori. Spesso non si tratta di un passatempo innocuo, ma di una vera malattia che crea dipendenza psicologica e gravi danni per le risorse economiche delle famiglie. Molti debbono ricorrere ai debiti per continuare a coltivare tale passione e in tale percorso è facile incontrare gli usurai. Il primo responsabile di tale situazione è lo Stato, che da una parte mantiene un teorico divieto generale del gioco d’azzardo e dall’altra permette il gioco d’azzardo da lui stesso regolamentato: così, progressivamente, dopo i più innocui e tradizionali Totocalcio, Lotto ed Enalotto si sono legittimate le scommesse ippiche, il Bingo, i videopoker e le slot - machines. Il giocatore deve sapere che ogni gioco è organizzato in maniera tale da lasciare nelle mani dell’ente organizzatore e dell’erario una forte percentuale delle somme di denaro che vengono giocate. All’interesse finanziario dello Stato si aggiungono gli interessi di quei Comuni che nel gioco d’azzardo vedono una delle ultime occasioni per una crescita del turismo e dell’occupazione. Molti sono i Comuni che hanno avanzato la loro candidatura per l’apertura di un Casinò. Tutti sembrano dimenticare la circostanza che il gioco d’azzardo è uno degli strumenti privilegiati della criminalità organizzata per il riciclaggio del denaro sporco. I professionisti del riciclaggio, legati alle organizzazioni criminali, tutti i giorni giocano centinaia di migliaia di Euro per ricavarne poi altrettanti “lavati” da ogni traccia delittuosa, correndo pochi rischi. Lo Stato e i Comuni sembrano non interessarsi neanche del fatto che il controllo del gioco d’azzardo genera alla criminalità organizzata proventi per 2,5 miliardi di Euro l’anno. La criminalità non è interessata solo al gioco illegale, ma ha investito le sue ingenti risorse economiche nel controllo del settore legale, tramite una rete di società che partecipano alle gare relative alle assegnazioni delle sale ove si accettano le scommesse. La Camorra in particolare ha forti interessi, sia in Campania che nel Lazio, nel noleggio dei videopoker e delle slot - machines. Spesso i gestori degli esercizi che ospitano tali giochi sono costretti ad accettare l’accordo della divisione degli utili con i camorristi “noleggiatori”. Questi inoltre sono pronti a trasformare tale accordo in un sistema per acquisire la titolarità o il controllo indiretto dell’esercizio, anche tramite la pratica dei prestiti usurari. Lo Stato perciò è in forte contrasto con i suoi doveri costituzionali poiché sa bene che, legittimando il gioco d’azzardo su cui conta per le proprie entrate, infligge gravi danni al tessuto sociale ed economico di molte famiglie e rende più ricca la criminalità organizzata.
* Magistrato


