TFR e Fondi Pensione: i perché di un fallimento. Necessaria drastica inversione del governo
ROMA - Quando l’ennesima riforma delle pensioni ha deliberato che le future pensioni verranno calcolate col metodo contributivo e cioè sulla base dei contributi versati si sono abbassati drasticamente i futuri redditi pensionistici dei lavoratori dipendenti del settore privato. I lavoratori percepiranno una pensione pari al 60% dell’ultimo stipendio, in molti casi insufficiente alle basilari esigenze di vita. Per migliorare tale situazione il legislatore ha introdotto la normativa che impone ai lavoratori dipendenti del settore privato di fare una scelta sulla sorte del proprio TFR. Si è cercato di convincere i lavoratori con un’imponente campagna mediatica a trasferire le quote del loro TFR ai fondi pensione, prospettando un notevole beneficio economico utile per integrare le future magre pensioni. La Commissione di Vigilanza sugli Enti Previdenziali ha fatto recentemente conoscere i dati definitivi del 2007, riguardanti le opzioni dei lavoratori privati: solo il 27,85% dei lavoratori privati ha scelto il trasferimento ai fondi pensione. L’adesione è risultata molto scarsa proprio tra i lavoratori con i salari più bassi, che sono quelli che avranno maggiori necessità di incrementare in futuro le proprie pensioni. I lavoratori hanno avuto paura dei costi di gestione dei fondi da pagare alle banche e ai promotori invisibili costituiti dai sindacati e dei concreti rischi di perdere parte del capitale. In effetti a un anno dalla riforma è risultato che i fondi pensione hanno perso l’1,9%. Il risultato è dovuto all’attuale crisi dei mercati finanziari, ma nessuno dei gestori è in grado di dare garanzie sicure su positivi futuri rendimenti. La realtà è che un sistema studiato per dare dei benefici economici, attualmente, sta creando gravi preoccupazioni a quanti hanno aderito ai fondi pensione e ai potenziali futuri aderenti. È in arrivo ora un’ulteriore preoccupazione per quanti hanno già aderito costituita dalle maggiori tasse che il ministro delle finanze vuole far pagare alle banche: parte di questo costo si scaricherà inevitabilmente sui fondi pensione. Non è giusto affrontare il problema delle basse adesioni con l’ipotesi ventilata da alcuni politici di rendere obbligatorio il trasferimento del TFR ai fondi. Sarebbe un’imposizione vessatoria, considerando che il TFR fa parte del reddito dei lavoratori e solo loro hanno il diritto di deciderne la sorte. È opportuno per favorire l’adesione un drastico cambiamento di strategia da parte del governo: prima di tutto è necessaria una informazione più completa e rassicurante sulle aspettative che a lungo termine il lavoratore può avere sui rendimenti derivanti dai fondi. Inoltre è necessario riorganizzare il sistema, eliminando gli intermediari inutili allo scopo di ridurre gli elevati costi di gestione. Bisogna infine differenziare la normativa fiscale, facendo leva su aliquote più basse che privilegino le categorie dei lavoratori a reddito più basso.
* magistrato


