Musica; ULTIMA: la voglia di emergere nel loro primo disco “Sanguemiele”

Musica; ULTIMA: la voglia di emergere nel loro primo disco “Sanguemiele”MILANO - La voglia di emergere, di farsi sentire, di offrire al pubblico il loro cammino, la sicurezza sul palco, la strada già percorsa in cinque anni e il lungo percorso ancora da intraprendere. Questi sono gli Ultima e per Chronica li abbiamo intervistati dopo la loro esibizione al Ripa 90 di Milano in cui hanno presentato il loro primo disco “Sanguemiele”. Tra humour e qualche risata, in un clima spensierato e di festa per il concerto appena concluso, abbiamo voluto conoscerli un po’ meglio e scoprire qualcosa in più sulla loro storia. ”Sanguemiele” (Rusty Records), il disco d’esordio della rock band pavese ULTIMA composta da: Paolo Ciotta (voce), Davide Passantino (basso), Giovanni Lanfranchi (pianoforte, sampling e violino), Maurizio Vallati (batteria) e Francesco Negroni (chitarra).

Quando è stato il primo momento in cui avete capito che potevate essere insieme come gruppo e che… potevate farcela?

(Francesco Negroni) Questo progetto è nato quando Maurizio, Davide ed io  ci siamo ritrovati insieme dopo esperienze musicali di diverso tipo. Insieme abbiamo capito che volevamo fare musica in modo serio, considerandola come parte fondamentale dei nostri progetti, delle nostre giornate. E’ difficile trovare persone che, pur avendo voglia di far musica hanno la costanza e la continuità di portare avanti un progetto. Giovanni e Paolo sono entrati pochi mesi dopo, e insieme abbiamo capito che il sound doveva crescere. Adesso siamo sempre gli stessi da cinque anni, e insieme abbiamo cercato di costruire una nostra identità.

Dopo qualche anno non era facile trovare altri stimoli oltre alla musica, e il nostro produttore ci ha aiutato tantissimo in questo.

In che senso dici “oltre alla musica” 

(Giovanni Lanfranchi) Nel senso che volevamo avere più voce in capitolo nel panorama italiano e provare ad uscire fuori dalla nostra città, Pavia, che ci ha comunque sempre accolto e sostenuto benissimo.

All’inizio del vostro incontro dove vi ritrovavate per provare, come è nato il vostro sodalizio musicale quindi?

L’inizio è stato molto lungo, il mondo Ultima è nato con l’avvento di Davide Maggioni, il nostro produttore che ha saputo tirar fuori il meglio di noi e limato le cose che non andavano bene. Adesso abbiamo arredato la nostra “cantina” per le prove creando uno spazio come lo vogliamo noi!

Come li hai indirizzati - chiediamo a Davide Maggioni - e cosa ti ha colpito di questi ragazzi?

(Davide) Io ho una mia filosofia che dice che la canzone vince sempre su tutto: quando ho sentito “Sospesa” ho capito che loro avevano delle bellissime idee musicali, dei nodi centrali meravigliosi, ma che c’era un lavoro da fare che hanno fatto in questi anni. In un certo senso si può dire che suonavamo troppo. La musica è fatta anche di pause, di silenzi, di tempi e ci si alterna, allora ho montato anche facendo leva sulla mia esperienza di cantautore. Gli Ultima si stanno ritagliato il loro spazio, in questo anno sono cresciuti tantissimo.

Perché vi chiamate Ultima?

E’ l’ultima formazione con cui volevamo apparire in pubblico. Volevamo un nome femminile, un po’ ironico. Poi c’è molta amalgama tra noi, siamo amici al di là di tutto e volevamo che il nostro nome fosse rappresentativo del nostro tentativo di rimanere insieme e di farcela fino all’ultima…

Musica; ULTIMA: la voglia di emergere nel loro primo disco “Sanguemiele”Come mai avete pensato di intitolare il vostro disco Sanguemiele?

Il titolo è anche quello di uno dei pezzi Sanguemiele, che in realtà per com’era in origine non esiste più. E’ la summa di tutte le atmosfere che ci sono nel disco, sia nella parte musicale che nei testi, di questo rock autunnale che caratterizza il nostro sound.

Leggendo i vostri testi mi sono accorta che c’è un tentativo romantico che però poi viene frenato…

Si, infatti il nostro obbiettivo era quello ci dare spazio alla malinconia, ai sentimenti, ma in modo non totale, bensì controllato. Diciamo che ci piace parlare nella nostra musica come di una cronaca autunnale.

Come si compone una canzone? E, per te Davide, nasce prima la parola o la musica?

(Davide) Io parto sempre dal ritornello, la melodia che mi piace e che scopro diventa subito ritornello. Quindi in un certo senso parto dalla musica, e lego anche la musica a delle immagini che evocano i nostri suoni. Per esempio Sanguemiele è nato da un’immagine che ho avuto di una foglia con del sangue e del miele, oppure domenica è un pezzo allegro ma il testo comunica anche qualcosa che al primo ascolto non appare. Mi ricordo quando ero un ragazzino e andavo a scuola… a te è mai capitato di sentirti angosciata al pensiero della domenica? La domenica vivevo un certo senso di tristezza perché l’indomani si sarebbe tornati a scuola.
Diciamo poi che il rapporto con lo strumento diventa fondamentale, tanto che a volte lasciamo i testi a metà e ci lasciamo prendere dai suoni, proprio per il bisogno di suonare. E’ rarissimo che si componga a partire dal testo, perché spesso poi è la melodia che riporta alle parole.

Il cantante in un gruppo ha una grossa responsabilità: sebbene il gruppo sia formato da tutti la voce è quella che, spesso, si prende la responsabilità  di dar voce anche un po’ a tutti gli strumenti. Qual è stato il tuo cambiamento vocale (la tua tecnica) e la tua evoluzione come cantante?

A livello di tecnica affrontavo il canto il modo più fredda. Studiavo, ho studiato per due anni canto lirico, e in questo modo ho imparato a conoscere lo strumento. Poi ho lasciato perché volevo fare una ricerca sonora più personale,  per quello che riguarda proprio la mia persona. Per quanto riguarda la mia evoluzione, all’inizio la barca era già partita e ho dovuto cercare di fare mie cose che non lo erano, e poi invece abbiamo proprio creato insieme, e quindi le canzoni le ho davvero sentite mie, ed era più facile capire con che mood affrontare il pezzo. Mi sembra adesso di interpretarle in modo naturale e personale, anche grazie ai consigli di Davide, che mi sono serviti anche in sede di registrazione.

Ho visto un violino e una tastiera… con quale strumento sei entrato nel gruppo Giovanni?

(Giovanni Lanfranchi) Io sono inizialmente entrato come violinista (io ero comunque un violinista col chiodo) e poi ho inserito il piano. Dal conservatorio alla musica del demonio: ho cominciato a fare rock aggressivo, ma all’inizio ho dovuto imparare a suonare di meno… all’inizio ero troppo abituato a suonare tutto in “sedici quindicesimi”! Poi ho riscoperto anche la bellezza del quattro quarti e, come il maestro Miyagi insegna… ho pulito la mia mente. Dopo un po’ solo il violino non riempiva la necessità di tutto il suono e ho scelto di inserire anche il pianoforte, sono entrato nell’elettronica e adesso sono abbastanza soddisfatto.
Pur provenendo dal violino  - dice Francesco - aveva una curiosità di scoprire altri mondi sonori, era versatile e aveva una mentalità molto aperta e noi abbiamo pensato che il violino avrebbe arricchito il suono degli Ultima.

E…i vostri riferimenti musicali?

Tornando alle origini abbiamo un po’ di bagaglio di ascolti, amalgamando le nostre esperienze e trovando questo sound che secondo noi è abbastanza originale. I riferimenti italiani sono, tra gli altri, Carmen Consoli, o i Subsonica. Ma anche la musica di Seattle.

Concedetemi una domanda: a chi non vorreste essere paragonati o da chi vorreste differenziarvi?

Credo che sia sbagliato chiedere a gruppi della nostra età il paragone con i coetanei, in quanto siamo cresciuti insieme nello stesso periodo e non possiamo esserci influenzati a vicenda. Le Vibrazioni, I  Negramaro, i Tiromancino, I  Subsonica… li adoriamo tutti ma noi siamo cresciuti indipendentemente con altre cose, non possiamo paragonarci perché proveniamo da esperienze diverse.

Se vi fosse chiesto di seguire un genere solo per fare successo … se nella vostra musica non ci fosse più La Musica?

Beh… qual è questo genere (si ride)?No, siamo dei cani sciolti, in un certo senso ci siamo adeguati ai canoni della musica ma crediamo nella nostra originalità, crediamo che la nostra sia una musica che ha una forza rock e di pancia, anche se c’è molto da lavorare.

Cover Una domanda sul vostro album, “Sanguemiele”. Quando scopro un disco, come ogni vera scoperta, lo scopro a poco a poco. A volte mi capita di ascoltare la canzone ritenuta principale e poi scoprirne altre che, nel tempo, mi comunicano qualcosa di nuovo che prima non avevo notato. Se dovessi chiedervi di scegliere tra una canzone che va ascoltata subito e una che invece ha bisogno di più tempo per essere capita quali pezzi scegliereste?

Ne parlavamo prima. A parte i singoli che girano in questi giorni, A… Mara è un pezzo diretto, è lanciato sin dall’inizio, il testo “ti prende subito” e narra una storia. E poi è ballabile. Sanguemiele è una canzone che inizia pacata, ha una evoluzione. Credo che ci si possa voler chiedere che cosa ha voluto dire Davide con “farà male ci sarà del sangue”, è un pezzo che richiede una comprensione del testo forse a prescindere dalla musica, che richiede una riflessione maggiore.

Può accadere che una canzone la si faccia propria… e chi ascolta faccia suo il testo…

E questo è il caso di Lo rifarei, una canzone che parla di un’esperienza, un’esperienza che se qualcuno ha già vissuto può far commuovere. Quella è la tipica canzone in cui il pubblico si può ritrovare e immedesimare.

http://www.ultimaband.it/homepage.php

http://www.myspace.com/ultimafanclub

http://www.chronica.it/2008/10/14/musica-venerdi-17-ottobre-esce-sanguemiele-il-primo-album-degli-ultima-in-concerto-al-ripa-90-di-milano/

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