Lettera aperta al Senatore Sandro Bondi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali
Innovazione, comunicazione e valorizzazione. Tre parole quasi del tutto sconosciute al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, indipendentemente dal colore politico del ministro di turno. Si sono alternati alla sua guida Walter Veltroni, Giovanna Melandri, Giuliano Urbani, Rocco Buttiglione, Francesco Rutelli e, ora, Sandro Bondi: tutti con iniziative poco lungimiranti, improduttive e non strutturali. Noi abbiamo, senza dubbio, il più grande patrimonio culturale al mondo, ma siamo completamente incapaci di farlo diventare una delle più importanti fonti di profitto per le esangui casse del nostro Paese. In tal direzione riteniamo miope e preoccupante il taglio imposto al MIBAC di quasi 500 milioni di euro per l’anno 2009. La Cultura va ritenuta la risorsa più importante su cui investire per dare un futuro ai nostri giovani e al nostro Paese. Per dare più sostanza alla nostra breve riflessione abbiamo voluto pubblicare una lettera scritta da una giovane archeologa specializzata in Museologia, Giovanna Cotroneo, e destinata all’attuale ministro del MIBAC Sandro Bondi. Così facendo, ci auguriamo non solo di dare spazio a una professionista che si scontra quotidianamente con le carenze del settore, ma anche di suscitare una riflessione sia nel Governo sia in tutti quei professionisti, giovani o con più esperienza alle spalle, sui quali pesa come un macigno la stessa situazione di Giovanna Cotroneo.
Gentile Ministro,
approfitto dello spazio datomi dalla redazione di Chronica per scriverLe una lettera. Quello che Le rivolgo è un accorato appello per una maggior valorizzazione e salvaguardia della nostra Cultura e, quindi, del nostro Bel Paese. Una richiesta di ascolto e un invito al dialogo costruttivo con i giovani, indispensabile forza propulsiva del nostro Paese. “Bisogna dialogare con chi ha idee”. Lo ha detto proprio Lei in una recente intervista. Ed io, nel mio piccolo, vorrei fornire il mio contributo e dialogare con Lei.
In una società come la nostra, il più delle volte statica, conformista, rassegnata, c’è sempre meno spazio per i giovani, motore creativo e intellettuale di ogni società. Questa “riserva di forza” non è adeguatamente impiegata, anzi, è messa costantemente da parte. Vive il dramma del precariato, della disoccupazione, del volontariato (in alcuni casi, una via obbligata), dell’incertezza sul proprio futuro, dopo aver investito tutte le risorse e le energie disponibili per affrontare un ricco e articolato iter formativo. Trasformata, così, in una risorsa “inutile” e “infruttuosa” per il progresso dell’Italia.
Io sono una giovane archeologa, specializzata in Museologia, che crede fermamente nelle potenzialità del suo Paese e desidera rimanervi, rifiutando l’idea di emigrare alla ricerca di una fortuna migliore. Al mio attivo anni di gavetta professionale, di collaborazioni occasionali, di puro volontariato, di esperienze all’estero, tutto quello che sono riuscita a raggiungere con difficoltà in un Paese in cui non è premiata la professionalità, non è in vigore la meritocrazia, non si dà un’occasione a chi ha costruito realmente qualcosa.
Mi rivolgo a Lei per esprimere, in particolare, il mio appassionato punto di vista sulla questione dei musei italiani, con particolare riferimento alla crisi che queste Istituzioni vivono ormai da lungo tempo. L’ICOM Italia, membro dell’International Council of Museums, ha denunciato più volte la situazione di disagio in cui versano i musei italiani, vessati dalla mancanza di finanziamenti e dalla carenza di personale. Due fattori di grande importanza, che rendono difficoltosa la gestione, la tutela, la valorizzazione e la fruizione dei beni culturali. La macchina-museo non potrà funzionare senza la risoluzione del problema economico, è ovvio. Al di là delle polemiche innescate dalla nomina del Dott. Mario Resca alla Direzione Generale dei Musei, il compito del nuovo dirigente non sarà certo quello di interferire con scelte culturali e di settore (come in molti hanno temuto), bensì quello di razionalizzare il sistema museale e trovare una strategia vincente per favorire il loro rilancio. A Resca dovrebbe spettare innanzitutto il compito di creare nuovi posti di lavoro, coinvolgere intellettuali e capitali privati, collegare il turismo a una maggiore fruizione culturale. Mettere in moto una macchina ancora troppo farraginosa che necessita prima di tutto di personale scientifico adeguato, professionisti entusiasti e preparati per affrontare questa sfida e ridare vigore a quelle istituzioni museali da tempo abbandonate.
Essendo il museo, per vocazione, una struttura specialmente orientata in senso interdisciplinare, è luogo ideale per la partecipazione sinergica di varie culture e per lo sviluppo di figure professionali diverse; così accade all’estero dove professionalità consolidate (educatore museale, conservatore, curatore, grafico, addetto alle pubbliche relazioni) hanno acquistato sempre più specificità e rilievo. In Italia, risulta ancora oggi impossibile creare opportunità di “internato” in museo, sebbene esistano tentativi concreti di muoversi in quella direzione. La redazione della “Carta Nazionale delle Professioni Museali” è un risultato importante da tradurre ben presto in pratica. Le difficoltà sono legate ad una più generale crisi economica, ma non si può continuare a rimanere immobili per mancanza di finanziamenti. Bisogna reagire! E ribadisco: solo creando squadre di lavoro motivate, efficienti e competitive si può far fronte alla crisi dei nostri musei; solo investendo nella nostra principale risorsa - i beni archeologici, storico-artistici, monumentali - sarà possibile creare un circolo virtuoso e far divenire i nostri musei, luoghi di produzione culturale con un ritorno notevole nelle frequentazioni.
Al di là delle mostre-spettacolo, che costituiscono di per sé un’attrazione, la vera sfida sarebbe il rilancio di quelle realtà museali che oggi vivono una crisi d’identità. Molte strutture presentano allestimenti datati, collezioni permanenti con linguaggi e contenuti scientifici inadeguati alle esigenze di un pubblico diversificato. I magazzini pullulano di oggetti in stato di abbandono e deperimento, ma chi se ne prende cura? Bisogna svegliare questi istituti culturali dal torpore e restituire loro una vitalità. In un settore statico come questo, per fortuna ci sono alcune “isole felici” grazie all’impegno e all’operosità di tanti professionisti al servizio della cultura. Non possono, però, rimanere delle eccezioni. Concordo con le sue affermazione rilasciate lo scorso 27 Novembre al Corriere della Sera: “E’ necessario vivificare il patrimonio con l’aiuto dei privati, ma soprattutto favorire gestioni autonome dei beni culturali con fondazioni o consorzi, frutto della collaborazione tra il ministero, gli enti locali e i privati; puntare sulla internazionalizzazione dei musei italiani, in grado di dare ritorni sia in chiave di diffusione dell’italianità nel mondo, sia in chiave di turismo culturale”. L’assenza di una strategia complessiva di rilancio del settore della cultura e del turismo continua a farci perdere quote di mercato nel panorama internazionale. Non serve a nulla vantare di possedere il maggior patrimonio culturale del mondo, se poi manca tutta una rete di servizi primari e secondari per rendere fruibile la nostra “miniera”.
Cosa chiedo a Lei? Un’opportunità concreta per noi giovani professionisti, a cui la professione attualmente è negata; concorsi pubblici finalizzati all’immissione di nuove “forze intellettuali e creative” negli organici delle Soprintendenze e dei Musei per innovarsi e innovare, al fine di rendere le nostre miniere in abbandono e decadenza, valorizzabili, fruibili, spendibili in termini di ricaduta economica per il nostro Paese. Sarebbe un investimento importante per rilanciare il settore e inaugurare così una nuova fase di cambiamento; permetterebbe a noi giovani di esprimere noi stessi, le nostre competenze, i nostri talenti e divenire finalmente forza-lavoro.
Confidando in una Sua risposta, Le auguro un buon lavoro.
Giovanna Cotroneo



Complimenti per la lettera. Giovanna ha perfettamente ragione. Speriamo che venga ascoltata.
Grazie, cara dott.ssa Cotroneo. Spero di cuore, per tutti noi, che qualcuno la ascolti e rifletta.
Non smetta mai di dire quello che pensa e di dare esempio agli altri. Se ci si continua a rassegnare si diventa solo vecchi e stanchi.
Cordiali saluti alla redazione
Simona Sanchirico
Importante la voce dei più giovani in un paese in cui la cultura e la politica sono usufrutto esclusivo dei vecchi e de loro protetti.
La mia solidarietà
Con stima
Alessia Niccolucci
Cara Giovanna,
mi unisco al tuo appello nello stesso modo accorato, e puntando i fari anche sulla cultura musicale italiana. Io sono una musicologa, nata in una delle città che ai primi del novecento possedeva uno dei tre teatri più importanti del mondo, il Teatro Massimo di Palermo, e la sua storia è uno degli esempi della grave decadenza culturale italiana. Per fortuna adesso riaperto, ma che non brilla certo come un tempo. Milano ospita la mia voglia di cultura, ma non la disseta del tutto. Cultura è prima di tutto amore per la conoscenza e scoperta di se stessi alla luce di ciò che noi stessi abbiamo creato per comprendere, indagare ed esplorare i misteri e le meraviglie della vita umana. Non credo che sia vero come si dice che sia colpa della tecnologia e del consumismo imperante: siamo noi che, alla luce della nostra modernità, abbiamo il compito di veicolare la cultura, musicale, artistica, attraverso tutti i mezzi che sono a nostra disposizione: i musei come i teatri e le piccole associazioni hanno bisogno di una mano per RINNOVARE E FORTIFICARE LA TRASMISSIONE DEL SAPERE, ed è per questo che occorre un aiuto davvero concreto da parte del ministro. Basta con la tv spazzatura, basta con i soldi dilapidati in inutili programmi di bassa qualità. Basta con la cultura a quiz e test. Vorrei anche parlare della scuola, del peso che le nuove letterature e arti NON hanno ancora tutt’oggi. Ma mi riprometto di rifarlo in altra sede. Nel frattempo mi accosto al tuo appello, e confido in una risposta, non solo del ministro, ma di chi, come noi, non rinuncia alla realizzazione piena della propria vita, con tutte le ricchezze che il nostro paese offre.
Chiara Geraci
(redazione di Chronica)
Un Paese che non lascia spazio ai giovani e alla cultura è un Paese che lentamente muore.
Grazie Giovanna e grazie direttore per questa lettera, solo attraverso l’espressione delle proprie idee e l’esigenza di fatti che possiamo sperare in un cambiamento.
a presto
giulia
Grazie Giovanna, perchè hai tradotto e interpretato sapientemente, pensieri, sentimenti e vissuto della gran parte di giovani laureati in discipline artistiche e/o umanistiche, che hanno avuto la sfortuna di innamorarsi del loro splendido e invidiato Paese natale. Una madre ormai matrigna, la nostra cara Italia, che ci illude e ci seduce con le sue bellezze e poi ci costringe a cercare fortuna altrove…dopo tanti volontariati…in un altrove dove non troveremo mai quello che abbiamo lasciato!
Perchè le tue parole vengano ascoltate.
Maddalena.
Grazie Giovanna! Mi associo al tuo importante appello.
Anna Maria Bertelè