Teatro: ‘L’intervista’ di Natalia Ginzburg all’Eliseo dal 10 febbraio con Valerio Binasco e Maria Paiato
ROMA - Il 10 febbraio, alle ore 20.45, va in scena al Teatro Eliseo, nell’interpretazione di Valerio Binasco e Maria Paiato L’intervista, ultima delle nove opere prodotte da Natalia Ginzburg per il teatro, che annovera tra i suoi più importanti allestimenti quello di Luchino Visconti e di Laurence Olivier. Valerio Binasco ritorna a confrontarsi anche da regista con la prosa della Ginzburg, dopo lo spettacolo Ti ho sposato per allegria prodotto dal Teatro Stabile di Firenze nel 2005, che coproduce, con il Teatro Eliseo di Roma, anche questo nuovo allestimento. Lo spettacolo resterà in scena fino al primo marzo.
È il 1978, Marco Rozzi (Valerio Binasco), giovane giornalista, arriva in una casa di campagna per realizzare un’intervista a un importante studioso, Gianni Tiraboschi, oggetto della sua giovanile ammirazione. Ma ad accoglierlo troverà solo Ilaria (Maria Paiato) e Stella (Azzurra Antonacci), rispettivamente la compagna e la sorella di Gianni Tiraboschi. Nella vana attesa del suo interlocutore, Marco si intrattiene con Ilaria, e tra di loro si crea un’intimità
non cercata che li porta a rivelarsi l’un l’altra le proprie ingenue ambizioni. A distanza di poco più di un anno la scena si ripete: di nuovo la mancata intervista, e di nuovo tra Marco e Ilaria nasce uno scambio semplice ed intenso sui sogni e le sconfitte della vita.L’incontro tra Marco e Gianni Tiraboschi avverrà solo dieci anni dopo, quando Marco avrà abbandonato il giornalismo e perso ogni interesse all’intervista e Tiraboschi si sarà ritirato dalla vita pubblica in seguito a una crisi depressiva, ma noi qui non lo vedremo.
Attraverso una scrittura teatrale vivace e sfrontatamente fragile, attenta ai piccoli gesti di vita quotidiana e sempre carica di ironia, la Ginzburg ci racconta l’atmosfera dell’Italia degli anni compresi tra il 78 e l’88: anni importanti per un’Italia in cui tutto si dissipa e muore e ciò che resta è il desiderio confuso di mettere in salvo qualcosa che è stato bello e nobile.
Nel luglio del 1989 Natalia Ginzburg, parlando del testo nell’introduzione alle proprie commedie per Einaudi, scrive: “Ho scritto questa commedia nello scorso agosto. Da un po’ di tempo avevo l’idea di fare una commedia dove una persona, uomo o donna, arrivava in una casa per intervistare qualcuno, uomo o donna, non sapevo bene. (…) Poi l’idea che avevo mi si è precisata. I personaggi dell’intervista erano una donna e un uomo, però l’intervista era una sorta di intervista-
fantasma, e reale era soltanto il rapporto che si creava fra quella donna e quell’uomo, l’intimità casuale e involontaria che nasceva fra loro, involontaria e impreveduta sia dall’una, sia dall’altro. Avevo in testa il luogo, una casa di campagna piuttosto vecchia, cadente e in disordine, e dopo alcune false partenze, la commedia è venuta fuori. L’intervista è come ho detto, un’intervista-fantasma e forse diventerà reale quando chi l’ha chiesta non la desidera più affatto e anzi ne ha spavento.
“Non ho voluto per nulla illuminare - ha continuato la Ginzburg - il mondo del giornalismo di oggi, ma piuttosto volevo che apparisse in qualche modo l’Italia di oggi, dove tutto si dissipa e muore e ciò che resta è il desiderio confuso di mettere in salvo qualcosa che è stato bello e nobile, qualcosa che è degno di sopravvivere alla dissipazione e alla distruzione. Il personaggio di Ilaria è nella commedia la figura che si rifiuta di accettare la distruzione. È un essere che sa conoscere la forza del dolore, del sacrificio e della dedizione. Il giornalista, Marco è un essere ingenuo, maldestro, con ambizioni ingenue, destinate a venir deluse sul nascere, ma è un essere dotato di pietà e all’ultimo anche capace di conoscenza adulta, sincera e veritiera della vita. Le figure che non compaiono mai sulla scena ma sono evocate di continuo - un uomo politico, le sue donne e le loro vicende - sono figure di sconfitti. L’intervista è una storia di sconfitti. Li salva e manda luce quello che ciascuno ha cercato di fare, anche se non può in alcun modo chiamarsi una vittoria“.
Con: Valerio Binasco, Maria Paiato e Azzurra Antonacci





