Turismo culturale: ecco gli “Hotel della Cultura” per il rilancio del settore. Una sfida da non perdere

ROMA - Esaltare i molteplici volti e le eccellenze del territorio italiano, mettere in valore il patrimonio architettonico, spesso inutilizzato, ma sempre bisognoso di ingenti risorse per garantire la sua conservazione e manutenzione. Sono solo due tra gli importanti argomenti che hanno generato la nascita del progetto HdC, acronimo di “Hôtel della Cultura”, la nuova sfida italiana per il rilancio dell’industria turistica e il potenziamento della ricettività alberghiera del Bel Paese. Il progetto – presentato nei mesi scorsi alla BIT di Milano, promosso dall’ANCE (Associazione Nazionale Costruttori Edili) e dall’Associazione Civita, in collaborazione con Arcus, Unicredit e Federalberghi – nasce dalla volontà di valorizzare le realtà locali in un’ottica di rete, assegnando un ruolo centrale al patrimonio immobiliare a disposizione degli enti locali, un patrimonio di grande pregio che, al momento, rappresenta solo un costo. Recuperare edifici storici ormai dismessi e convertirli in alberghi di standard elevato per rispondere alle esigenze di un turista in cerca di un alloggio fuori dagli schemi, capace di riflettere l’architettura, i costumi e lo stile di vita locali. Offrire itinerari culturali ed eccellenze locali per rilanciare un’Italia minore, quasi del tutto sconosciuta ai visitatori stranieri. E’ questa l’idea che ha guidato il progetto in ogni sua fase, dall’individuazione del concept agli studi di fattibilità.

L’obiettivo è la creazione di un network dell’ospitalità d’eccellenza, sul modello dei Paradores spagnoli o delle Pousadas portoghesi. Seguendo l’esempio virtuoso di Spagna e Portogallo e allineandosi con i due Paesi europei nell’ottica di una strategia unitaria, l’Italia promuove il lancio degli Hôtel della Cultura per non perdere un’opportunità reale sul piano della crescita della competitività e un posizionamento sul mercato internazionale delle destinazioni turistiche culturali. Da questa scommessa, che si traduce nel tentativo concreto di creare un nuovo sistema di accoglienza turistica, connesso al territorio e, al contempo, legato al turismo culturale, può derivare un incremento qualitativo e quantitativo dei visitatori nelle città d’arte e non solo.
L’iniziativa, che si presenta anche come risposta efficace alla crisi del settore turistico, ha tra i suoi obiettivi primari la creazione immediata di nuovi posti di lavoro. Secondo i promotori dell’iniziativa, il progetto potrebbe coinvolgere circa 150 strutture ricettive, capaci di generare un introito giornaliero di oltre 700 mila euro e, su base annuale, un giro d’affari di 278 milioni di euro. Questo significherebbe la creazione di 14.000 posti di lavoro. E in una fase di crisi economica, come quella che il nostro Paese sta vivendo, un’eventualità simile sembra quasi un miraggio.

Al momento il progetto è solo sulla carta, ma sono trapelate indiscrezioni sui progetti pilota. I primi quattro edifici individuati per la realizzazione del progetto sono la Villa Favorita a Ercolano (NA), la Caserma Monti di Forlì, il Collegio dei Gesuiti di Noto (SR) e la Cavallerizza Reale di Torino. Per ciascuno dei quattro edifici è stata avviata, in fase di progettazione, una verifica di prefattibilità tecnica ed economica, a dimostrazione del fatto che il progetto è effettivamente di possibile esecuzione.

La speranza è che il marchio HdC possa acquisire una sua spiccata identità e diffondersi ampiamente su scala nazionale, divenire sinonimo di eccellenza italiana per quei turisti che sceglieranno itinerari inediti e un’accoglienza di qualità.

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