Primo Maggio: il concerto di piazza San Giovanni raccontato dai protagonisti
ROMA – Il ventennale del concerto del Primo Maggio è stato celebrato soprattutto dalla presenza importante, qualcuno ha detto anche “ingombrante”, dell’imperatore Vasco che ha letteralmente fatto esplodere la piazza quando è salito sul palco. Ma è stato soprattutto un bel concerto grazie a tutti i musicisti che lo hanno animato. Nessuna nota fuori posto in una giornata dove, a causa della crisi o sull’ondata emotiva del terremoto in Abruzzo, forse era un po’ più difficile sorridere a cuor leggero. Ma i 500 mila che hanno percorso anche centinaia di chilometri per esserci, non si sono persi d’animo ed hanno dimostrato che, spesso, la speranza passa anche attraverso le note di una canzone.
Ma cosa ha significato per i protagonisti del concerto essere sul palco di Piazza San Giovanni in un momento così difficile per l’Italia? Noi di Chronica lo abbiamo chiesto e ne abbiamo parlato con molti dei protagonisti di questa giornata di musica e parole. Queste sono le loro voci.
Caparezza: Oggi è una giornata particolare, questo momento storico è un momento particolare: perché quando c’è qualcuno che soffre è sempre fastidioso, però quando c’è qualcuno che fa finta di niente quando qualcuno soffre è ancora più fastidioso.
Quindi quello che vorrei fare io con le mie canzoni è rendere noto quel po’ che non viene affrontato, perché c’è sempre un motivo quando non si affrontano certi temi. Ed io l’ho imparato a mie spese perché ho avuto un po’ di problemi con alcune canzoni. E mi rendo conto che molte persone che fanno parte delle istituzioni, invece che porre rimedi, preferiscono fare del campanilismo spicciolo: a me non è mai interessato che un campanile sia più alto dell’altro, mi interessa che il campanile funzioni e la campana suoni. Aldilà della folla sterminata di persone, fare concerti, così come concentrarsi su qualsiasi forma d’arte, è fondamentale in una nazione perché significa propagandare cultura e la cultura fa crescere il cittadino, la persona. Lo diceva anche Dante “fatti non foste per viver come bruti, ma come braccio di Ferro” (sorride quasi diavolesco ndr) e quindi meglio essere come Braccio di Ferro e sviluppare una sensibilità nei confronti delle cose per fare in modo che non si ragioni soltanto in termini economici. Vedere tutta questa gente che ha ballato e cantato con me, mi da fiducia, ma non ottimismo perché l’ottimismo non ce l’ho più da un po’… però mi da fiducia la possibilità di poter continuare a esprimermi e vedere persone ricettive come quelle venute qui oggi.
Pierfrancesco Favino: Oggi sono qui in veste di ambasciatore di 70 organizzazioni tra cui Ucodep e Oxfam che si occupano principalmente della lotta alla povertà nel mondo: nel caso specifico stiamo tentando di chiudere il cerchio intorno al prossimo G8 cercando di fare in modo che le promesse fatte nel 2005 vengano mantenute anche stavolta. Nel 2005 si sono impegnati per 50 miliardi di dollari l’anno e l’abbattimento entro il 2010 del debito pubblico di 41 paesi e adesso purtroppo si sono dimezzate. Io capisco che c’è una situazione economica difficile, però nel frattempo, 84,7 miliardi sono stati spesi dai paesi dell’OCSE per salvare le banche, il che vuol dire 70 volte di più di quello che servirebbe per fare tutto questo. Visto che ci viene detto spesso che dobbiamo essere ottimisti, speriamo di poterci svegliare dopo il G8 con la sensazione che il nostro Paese abbia fatto in modo che gli altri mantengano la loro promessa. Essere qui oggi è bellissimo. Io sono sempre stato dall’altra parte, ogni tanto mi manca vederlo da sotto, te lo dico, mi ci sono fatto anche delle nottate su questa piazza qualche tempo fa’… però è bello il fatto che comunque ci siano tante persone che continuano ad avere voglia di mettersi tutte insieme in una situazione del genere ed a voler stare vicini a partecipare a questo evento. Soprattutto in un momento come quello che sta passando l’Italia… quindi io sono consapevole che sto andando a metterci una ciliegina sopra, in qualche modo, però lo faccio con il massimo rispetto, convinto oltretutto, come sono realmente, che dalla crisi si esce aggiustando “il basso” e non mettendo a posto “l’alto”…
Franz Di Cioccio (PFM): Io credo che il Primo Maggio, soprattutto quello che stiamo celebrando qui oggi, abbia ancora un grande valore. La presenza di Vasco è sicuramente una cosa straordinaria, perché con il suo pezzo “Il mondo che vorrei”, come sempre, è stato capace di fotografare un momento dell’Italia e questa è la sua grande forza. Oltre che essere il cantautore che tutti conoscono comincia a mettersi in quella fascia di persone che racchiude gli uomini di pensiero che riescono a fotografare la realtà. Sta andando in un’età matura e, anche rispetto alle fasce giovanili, sta diventando non solo un cantante ma veramente un uomo di pensiero così come lo è stato Fabrizio De André, così come lo è stato Giorgio Gaber. E poi ha una grande importanza che quei ragazzi siano qui anche per divertirsi, perché hanno bisogno di sognare e non devono continuare a rifugiarsi in quel nichilismo dove l’attuale società e l’attuale politica verso i giovani li sta spingendo tutti: correre, correre, non si sa per che cosa. Diciamo che, secondo me, siamo stufi di fare i topi, cominciamo a ritornare a essere uomini, persone con i propri sogni e desideri. Forse non tutti si avvereranno, ma un po’ per volta arriveranno. E quindi la gente incomincia a muoversi perché vede che gli altri sognano e se ci sono più persone che sognano, molti cominceranno a pensarla in questo modo e non nel modo nichilista che “tanto non cambierà mai nulla quindi è inutile combattere”. Invece bisogna combattere, perché bisogna cambiare e io personalmente, da abruzzese, mi sono impegnato per l’Abruzzo perché vorrei che, questa volta, questo terremoto fosse un esempio. Io non so se tutto cambierà, ma sicuramente si possono dare delle speranze al cambiamento perché magari si può lavorare meglio di come non è stato fatto in passato. Ricostruire L’Aquila com’era è un grande impegno che tutta l’Italia dovrebbe prendersi.
Paola Turci: In una giornata come quella di oggi mi sento di affermare le pari opportunità anche fra gli uomini e le donne. Non sento uno più avanti o uno più indietro, uno che deve emergere o uno che deve stare in silenzio. No. Qui oggi ci sono delle persone, donne e uomini, che fanno la loro parte e credono anche in tutto quello che oggi si è costruito. Stasera parleremo delle donne, leggeremo, insieme a Valeria Solarino, soltanto dei numeri legati a fatti di cronaca bestiali sulle donne, perché oggi i diritti, purtroppo, non sono ancora uguali. Però per l’impegno e per la lotta qui mi sembra che non sia opportuno parlare delle donne rispetto agli uomini ma del lavoro da fare certamente insieme. In un momento oltretutto drammatico: oggi parliamo di lavoro, di morti bianche, parliamo degli orfani, delle persone che sono morte sul lavoro. Ha un significato molto forte questo Primo Maggio. Nel mondo che vorrei certamente c’è la non-violenza, che non è soltanto quella fisica, ma è anche quella sessuale nei confronti delle donne. Io sono sempre sull’attenti. Quando bisogna combattere per queste cose io ci sono, ma mi piace combattere anche al fianco degli uomini e lottare insieme a loro.
Manuel Agnelli (Afterhours): In un momento così particolare, un concerto come questo, ha un grande valore. Il fatto che si riesca a compattare così tanta gente dopo molte edizioni, con un rischio-retorica molto alto, vuol dire che comunque c’è qualcuno che un po’ per divertirsi, ed il divertimento è nel DNA dei ragazzi, un po’ anche solo per curiosità, e la curiosità è un bene che stiamo perdendo, ha fatto anche centinaia di chilometri per venire fin qui: credo, quindi, questo sia un buon segnale, un ottimo segnale. Venire in un’occasione del genere, dove comunque ci sono anche dei messaggi molto importanti, è bello perché è un’opportunità per comunicarglieli e quindi anche il rischio-retorica passa in secondo piano. Credo sia sempre importante vedere tanta gente, io non ne ho mai vista così tanta qua ed è l’ottavo Primo Maggio che faccio…siamo dei veterani… Venire qui poi con questo supergruppo è un qualcosa che abbiamo voluto regalare alle persone che sono qui oggi: noi collaboriamo da tanto tempo, non l’abbiamo mai fatto direttamente se non suonando sullo stesso palco per il Tora-Tora, il Festival itinerante che facevamo anni fa’, però in realtà collaboriamo spesso e siamo amici da anni ormai, abbiamo condiviso lo stesso percorso, le stesse esperienze, ci rispettiamo molto, è facile suonare insieme.
Cristiano Godano (Marlene Kuntz): In questo Primo maggio io mi auguro che musica, in fondo, riesca a dare un contributo, a rasserenare le persone, a farle vivere in qualche modo, più o meno creativo, un momento di aggregazione. Io da musicista cerco di dare il mio onesto contributo a tutto ciò, facendo in modo che la giornata risulti positiva da questo punto di vista. Poi ci sono tutta una serie di messaggi che vengono lanciati dal palco: in molti mi hanno chiesto cose che forse sanno di frasi un po’ fatte, di retorica, però oggi va bene anche questo. Dal canto mio mi sono divertito molto a suonare in questa realtà formata con gli Afterhours e Samuel… fortunatamente poi loro hanno potuto godere di un’ora di pausa che ha giovato anche dal punto di vista tecnico: quindi il palco è stato montato con molta calma e non con quella frenesia inevitabile che è il “brutto della diretta” in questo caso. Di solito in queste occasioni, mentre stai suonando, sai che alle tue spalle c’è l’equivalente di un cambio gomme in una competizione automobilistica, c’è sempre troppo poco tempo e spesso questo va a discapito della qualità. Invece stasera loro erano molto tranquilli, io sono arrivato in questa situazione di serenità ed è andato tutto molto bene. E’ stata una bella commistione musicale, io dovevo solo cantare, quindi non avevo neanche la preoccupazione di come si sentiva la mia chitarra, mi sono divertito molto. Vedere tutta questa gente poi è bellissimo, ed è una sensazione che mi piace e che conosco, certo, non la conosco così tanto come Vasco che sta cantando in questo momento, perché lui è abituato a queste platee, però la conosco perché sarà la sesta edizione del Primo Maggio che faccio. I nostri palchi magari non hanno 500 mila spettatori come stasera, ma è lo stesso un bel feeling, anche se quello di stasera è un feeling particolare.
Beppe Carletti (Nomadi): Quest’anno, forse, questo concerto ha una valenza maggiore perché intanto è dedicato alle morti bianche, e questo pensiero mi sembra già molto importante. Tutto questo va a sommarsi alla situazione drammatica del terremoto accaduto poche settimane fa’: il risultato è un’energia incredibile che qui è palpabile. Poi anche Vasco Rossi, giustamente, ha contribuito ad attirare l’attenzione. E vedere anche i giovanissimi che cantano le nostre canzoni mi fa venire voglia di continuare a cantare per altri 50 anni, il Primo Maggio e non solo!
Roberto Angelini: Salire sul palco con questo “supergruppo”
ha un valore grandissimo: è stato un momento meraviglioso soprattutto perché per alcuni di noi, forse per tutti, era la prima volta e l’idea di condividere questa esperienza insieme ad artisti che stimo come Paolo Benvegnù, Marta sui Tubi, Beatrice Antolini, Dente, Cesare Basile è un doppio piacere: intanto questo è un gruppo che si è creato ad hoc per il Primo Maggio e poi salire su questo palco è veramente affascinante soprattutto in una giornata come questa, che ancora significa qualcosa… o almeno così pare. E in un momento che sembra sempre più difficile per l’Italia… ci si è messo il terremoto, ci si è messa la pandemia, ci s’è messo pure Berlusconi con le veline, tutto c’abbiamo… non c’è un attimo de tregua (sorride ndr). Scherzi a parte, lì sopra c’era un’atmosfera stupenda, per quanto il pubblico di Vasco siano come gli ultras della Roma ad una convention della Juventus… ma comunque è talmente grande la situazione che uno suona, cerca di dare il massimo, si gode questa piazza gremita e poi a chi arriva l’emozione bene, altrimenti amen! A me è arrivata!
Paolo Benvegnù: Oggi suonare su quel palco, con tutti questi amici, ha un valore grande perché oggi è la festa dei lavoratori… io, anche se non mi sento lavoratore,
ho la fortuna di mescolare la passione al lavoro, però è proprio questo a cui naturalmente bisognerebbe tendere. Io vedo tante persone che o non hanno il lavoro e allora, giustamente, sono sfiduciati oppure hanno un lavoro di cui non sono felici… è tutto molto difficile… io sono contento di essere salito su questo palco oggi per poter dire “ok, ho la fortuna di poter fare questo lavoro che mi permette appena appena di sopravvivere, però è anche la mia passione”. Era una specie di invito a fare in modo, se potete, che la vostra passione diventi il vostro lavoro e sono stato felice di aver avuto l’opportunità di dirlo.
Irene Fornaciari: Per me è un’esperienza veramente fortissima. Salgo su questo palco
veramente in punta di piedi perché io sono fortunata perché dalla vita ho avuto tutto. La festa del lavoro è una giornata importantissima: vedo i miei amici che studiano tanto, si fanno un “mazzo” così, scusa il termine, e poi non trovano lavoro. Questa cosa è impressionante. Io non ce l’ho fatta ad andare avanti con gli studi perché per me era molto difficile nonostante io sia stata una vera e propria “secchiona” al liceo… Ripeto: non va bene che ci siano tanti ragazzi che studiano e poi vanno a riempire le file dei disoccupati. Spero che questa situazione cambi e noi oggi siamo qui anche per dare questo segnale.
Sean Daniel Martin (Smoke): Essere qui oggi, dal punto di vista artistico, è un’opportunità immensa. Dal punto di vista umano, forse lo è ancora di più, perché è un po’ come riconoscerci anche
nel nostro lavoro, non solo: oggi è la giornata dei lavoratori e noi siamo qui a lavorare… è la combinazione di ingredienti molto potenti secondo me. Quando poi sei lì sopra, la commozione è la prima emozione che hai, palpitazioni, il cuore che batte forte… non ci sono troppe parole per descriverlo. Ovviamente la gente viene anche per divertirsi, ma questa è un’occasione anche per sensibilizzare le persone su certe cose delle quali non sono completamente consapevoli. La festa del lavoro, questa festa della musica, ha ancora un grosso valore, anzi, è rassicurante che ci sia ancora un evento così.
Per le foto si ringrazia: Rosy Romano (www.rosyromano.com)



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