Teatro: Lorenzo Gleijeses all’India con ‘L’esausto o il profondo azzurro’ sulle orme di Beckett fino al 14 giugno
ROMA - Nell’ambito del ‘Progetto speciale Lorenzo Gleijeses‘, fino al 14 giugno al teatro India andrà in scena L’esausto o il profondo azzurro, uno spettacolo di Lorenzo Gleijeses per la regia di Julia Varley dell’Odin Teatret. “Nello spettacolo L’esausto o il profondo azzurro - come ha raccontato Lorenzo Gleijeses - volevo esplorare questo ‘universo’ di Beckett senza doverne per forza mettere in scena un testo unico, né dovendo usare unicamente le sue parole. Le sue immagini mi bastano. La mia attenzione è stata attratta soprattutto dalla produzione finale dell’autore irlandese, in cui il delirio dell’isolamento causa una proliferazione di invenzioni mentali: immagini, voci, presenze, ricordi. Nella scrittura di Beckett vedo dileguarsi il confine che separa il soggetto dall’esterno e così la mia aspirazione era che lo spazio scenico diventasse spazio dell’interiorità, ma, allo stesso tempo, rappresentazione di un semplice interno: la stanza dell’esausto”.
“Queste sono alcune delle idee che hanno portato alla nascita de L’esausto o il profondo azzurro al cui centro ci vivono l’esausto e la sua ombra che sono, come Vladimiro ed Estragone, parte dello stesso ego: percepisco nelle figure che Manolo Muoio ed io presentiamo in scena lo stesso annullamento di identità, e la stessa dissociazione dell’unità di coscienza in elementi diversi che caratterizza molti dei personaggi di Beckett”.
“Il mio esausto si muove percorrendo lo spazio con ritornelli motori inseguito ed inseguendo la sua ombra: ombra intesa non solo come sagoma buia che lo segue, ma anche come bagaglio di ricordi, immagini, voci, che ogni essere umano porta con sé. Ombra come Altro, come personificazione interiore di quel bagaglio di ricordi e di pensieri”.
“Nella mia lettura dello spettacolo l’ombra costituisce il termine principale nel discorso interiore, continuamente attivo nel determinare ciò che l’esausto pensa, compie, attua; è l’interlocutore principale con cui l’ego dialoga traendo da esso il proprio orientamento o dis-orientamento”.
“L’ombra nello spettacolo è per me una sorta di grillo parlante, di censore, una struttura organizzata percepita nella coscienza a mo’ di voce, di presenza, di memoria operante dell’esausto”.



