Teatro: ‘Poliziano’ di Edgar Allan Poe al Globe Theatre dal 23 al 27 giugno
ROMA - Dal 23 al 27 giugno al Globe Theatre la stagione ufficiale sarà anticipata da un fuori programma: ‘Poliziano‘ di Edgar Allan Poe. Politian, “unfinished tragedy” è l’unico testo teatrale di Edgar Allan Poe, che, sia pure a fasi alterne, vi lavorò diversi anni (dal 1834 fin verso il 1843) lasciandolo poi monco della scena finale e privo del lavoro di rifinitura: si tratta di undici scene non numerate, che consentono diverse chiavi di lettura. Riccardo Reim (che ha curato anche la traduzione filologica dell’opera, ora edita dalla Newton Compton) propone in questa prima messa in scena integrale italiana una sua lettura del testo che, assecondandone - e spesso sottolineandone - le bizzarrie, lo rilegge (anche con salutare “distanza”) alla luce dell’opera successiva di Poe, nel suo gusto per il macabro e il grottesco, per quel sottile “orrore misterioso nato dalla nostra mente” che permea tutta la sua scrittura.
Come gran parte delle opere dello scrittore, la pièce trae ispirazione da un clamoroso fatto di cronaca nera del tempo, la cosiddetta “Kentucky tragedy”, una vicenda “di onore e di sangue” di cui i giornali si occuparono a lungo: In breve, ecco i fatti: una ragazza della buona borghesia, Anne Cook, viene sedotta da un uomo politico piuttosto in vista, Salomon P. Sharp, che la abbandona quando lei si accorge di essere incinta. Anne perde il bambino e dopo alcuni mesi accetta di sposare il giovane Jeroboam O. Beauchamp, a condizione che costui vendichi il suo onore. Beauchamp sfida Sharp a duello, ma questi ammette la propria colpa e rifiuta di battersi, finché la notte del 6 novembre 1825 Buauchamp, esasperato, penetra nella sua casa e lo uccide. Subito dopo, i due sposi tentano il suicidio: Beauchamp, sfuggito alla morte, viene condannato all’impiccagione che verrà eseguita il 7 luglio 1826.
Un fatto, come si vede, che ben si adatta al gusto morboso e romantico di Poe, per il quale (The Philosophy of Composition) “la morte di una bella donna, con l’incommensurabile dolore che ne consegue” è il “tema supremo” per un poeta: sulla “Kentucky tragedy”, dunque, Poe architetta la sua trama drammatica, proiettandola però lontana nel tempo e nello spazio (la Roma rinascimentale: l’ultima scena si svolge addirittura nel Colosseo), incentrandola sulla contraddittoria e sfumatissima figura del protagonista, la cui ambiguità è già indicata dal nome (Poliziano, direttamente ispirato al poeta italiano, investito però di un titolo inglese, “Conte di Leicester”) e proponendo forme di ispirazione elisabettiana (The Maid’s Tragedy di Beaumont e Fletcher) e byroniana.
Il risultato è una bizzarra contaminatio spesso assai felice e riuscita, un pastiche in cui Poe percorre con assoluta libertà, riuscendo a fonderle insieme, le più svariate distanze di spazio e di tempo: l’Italia del Rinascimento, l’Ottocento americano, l’Inghilterra del XV secolo, mescolando abilmente cronaca, burlesque, melodramma, gothic story e dramma elisabettiano. Un Poe, insomma, essenzialmente italianista ed elisabettiano, che nel Globe Theatre di Villa Borghese trova la sua pressoché ideale collocazione.



