Nuova luce sulla Collezione Farnese al Museo Archeologico di Napoli
NAPOLI - Dalla “Venere Callipigia”, all’“Atlante Farnese”, dai “Tirannicidi” all’“Ercole di Lisippo”, fino al monumentale “Toro Farnese”. Sono alcuni dei capolavori della Collezione Farnese che, dopo un mirato lavoro di riallestimento, saranno nuovamente fruibili in tutto il loro splendore a partire dal 2 ottobre 2009 presso il Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Il progetto, a cura di Pietro Giovanni Guzzo, Valeria Sampaolo e Carlo Gasparri, rientra nell’ampio piano di valorizzazione delle collezioni del museo partenopeo.
Iniziata da Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III (1543-1549), la Collezione è una delle più grandi, se non addirittura la maggiore raccolta storica di sculture antiche del mondo, formatasi nel Rinascimento e rimasta sostanzialmente intatta. Si compose nell’arco di un cinquantennio, grazie a confische, donazioni, acquisti sul mercato antiquario, ma soprattutto ai tanti rinvenimenti venuti alla luce nel corso degli scavi effettuati per la risistemazione urbanistica di Roma.
Dapprima destinata ad abbellire il nascente Palazzo Farnese, la Collezione, estintosi il casato farnesiano, passò ai Borbone di Napoli, attraverso una complessa vicenda di trasmissioni ereditarie. Fu quindi trasferita nel capoluogo campano, diventando parte del patrimonio artistico della famiglia regnante.Costituita da quasi cinquecento tra sculture ed iscrizioni, la Collezione si propone, da un lato, come l’orgogliosa affermazione del potere dinastico familiare espressa attraverso la riproposta di colossali emblemi della religione e della storia antica (gigantesche immagini di Ercole, di imperatori, di divinità); dall’altro invece, con i ritratti di uomini illustri, i rilievi ed i sarcofagi con temi mitologici, le epigrafi, come espressione di una ormai matura scienza antiquaria, che nella lettura dei testi iscritti, delle fonti letterarie, nella interpretazione delle scene figurate andava ricostruendo la cultura del passato. Il viaggio verso Napoli dei marmi farnesiani, sottratti ai loro originari contesti collezionistici, significò, però, la fine della Collezione così come era stata concepita e organizzata tra Cinquecento e Seicento: nella città partenopea i marmi venuti da Roma, esposti nel nascente museo napoletano divisi per materia e dimensioni, criteri storico-artistici dominanti nell’epoca, si fonderanno con i rinvenimenti degli scavi condotti in vari siti del Regno, principalmente quelli vesuviani e flegrei, dando luogo a un Museo Nazionale quale, per qualità e quantità dei reperti archeologici in esso conservati, poche corti europee potevano vantare ma perdendo, col tempo, il ruolo di testimonianze di un gusto verso l’antico maturato nei secoli passati.
Il riordino espositivo, frutto di un lungo lavoro di studio e ricerca scientifica eseguito dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei in collaborazione con l’università Federico II di Napoli, risponde quindi al criterio di valorizzare le opere mediante la ricomposizione, dove possibile, dei contesti di provenienza e di ricostruire il contesto collezionistico ed il momento formativo della Collezione stessa. Il visitatore avrà così modo di percorrere un itinerario che si snoda attraverso le diverse sedi che nel corso del tempo hanno ospitato la Collezione, seguendone le vicende. Lungo questo itinerario potrà apprezzare le punte di eccellenza, le molte opere di qualità altissima che ne segnano le tappe, ma insieme potrà percepire gli interessi, i temi propri della cultura dell’epoca, e attraverso questi accostarsi al documento antico e alla sua attuale, corrente interpretazione.
Oltre a un generale intervento di restauro e di pulizia delle sculture, è stata condotta in vista della attuale esposizione anche una nuova ricerca su documenti d’archivio, alcuni inediti, e sulle testimonianze grafiche, i disegni, che dal Cinquecento in poi sono stati tratti dalle sculture Farnese, e che con il loro numero imponente testimoniano il ruolo da queste giocato nella formazione del gusto per l’artista moderno.
L’evento si iscrive a pieno titolo nel programma delle manifestazioni, finanziate dalla Regione Campania – assessorato ai Beni culturali, costituenti il percorso tematico denominato “Il Viaggio nella Tradizione: Piedigrotta 2009 - La festa di Napoli”. Pur trattandosi di due espressioni culturali molto diverse (la magnifica statuaria antica ed il suo collezionismo e la festa popolare e rituale di Piedigrotta), la Collezione Farnese e la Festa di Piedigrotta hanno in qualche modo una matrice comune: la famiglia dei Borbone infatti da un lato portò a Napoli una tradizione di collezionismo d’arte tra i più raffinati dell’epoca (di cui la Collezione Farnese è straordinario esempio), dall’altro ufficializzò e diede riconoscimento regale ad una manifestazione, la Festa di Piedigrotta, di matrice eminentemente popolare e rituale, dimostrando, una volta di più, una lungimiranza culturale e politica di alto profilo.



