Intermezzi Editore:”Slowtuscany”, un viaggio in Toscana da assaporare con lentezza

slowtuscany.jpgROMA - “L’idea che mi guida è che, in fondo, lo spirito della nostra regione sia rintracciabile in ogni aspetto della vita, dalla gastronomia alla letteratura, dall’arte all’agricoltura, dal folklore all’accoglienza turistica. Ed è proprio in quest’ultimo ambito che, una volta giunti in Toscana, avrete modo di accertare quanto si scrive in questo libro”. Parte da queste parole “Slowtuscany”, il libro di Damiano Andreini, toscano classe 1972, docente di Storia dell’Arte e appassionato di agriturismo. Edito dalla Intermezzi Editore, “Slowtuscany” è una ‘guida insolita’ che percorre i paesaggi e la storia di questa terra antica e ricca di emozioni.

La Toscana che non è nelle solite guide è tutta qui, è tutta in questo libro che spiega le strade e i cipressi, le vite e i colori, i paesaggi e gli artisti che si sono incrociati a formare la storia di una regione sempre da scoprire, tutta da girare, con lentezza. “Slowtuscany” è un libro in due lingue, italiano e inglese, diviso in paragrafi, ognuno dei quali racconta una vicenda legata alla storia dell’arte oppure alle tradizioni locali ed inoltre,  è dotato di un cd contenente le indicazioni stradali per arrivare nelle varie città da visitare e una ricca galleria fotografica.
siena_slowtuscany_chronica.jpgLeggendo “Slowtuscany” si viaggia tra i misteri di Palazzo Vecchio e le diciassette cappelle della ”Gerusalemme” sulle colline della Val d’Elsa, si conosce il “Cieco” di Gambassi, la storia di Pisa e quella del David di Michelangelo tanto che si legge assaporando la bellezza di “viaggiare per pievi”.

“Slowtuscany” sorprende. Si presenta come la guida di una terra che molti dicono di conoscere e si scopre invece un racconto minuzioso e a tratti “intimo”, fatto di particolari che passano inosservati al turista frettoloso o al viaggiatore distratto. Andreini mette tutta la sua esperienza, ma soprattutto, lascia che la sua terra gli suggerisca cosa dire.

Chronica ha intervistato Damiano Andreini per parlare di “Slowtuscany”, arte e turismo.

damiano_andreini_slowtuscany_chronica.jpgCome è passato da esperto di arte che racconta la Toscana a scrittore di una “guida alternativa”? 

In realtà il percorso è stato parallelo: avevo l’abitudine di girovagare per la Toscana in cerca di storie o luoghi meno frequentati dal turismo di massa già durante gli studi universitari. Dal 2000 ho iniziato quindi a stendere brevi “memorie” di viaggio per un sito internet fiorentino. Dal 2005 in poi ho raccolto tutto il materiale (una sessantina di pezzi) in un mio sito (www.slowtuscany.it) che ha incuriosito la casa editrice Intermezzi (www.intermezzieditore.it) con la quale abbiamo selezionato i brani che compaiono nel libro. Un libro che si è deciso di pubblicare in doppia lingua (italiano con traduzione inglese a fronte) e corredare di un cd-rom con una galleria di immagini a supporto degli argomenti trattati via via, oltre che di precise mappe con i riferimenti geografici.

“Slowtuscany” contiene riflessioni e curiosità sulle bellezze regionali, da dove è nato il bisogno di sottolineare questi aspetti? 

Ho fatto studi secondari da ragioniere. Sentivo che mi mancava qualcosa e mi sono incamminato verso la Storia dell’Arte, in particolare quella relativa alla nostra regione. Il bisogno di raccontare quanto ho scoperto è paragonabile, senza enfasi, a quello di un innamorato che con passione risponde alla curiosità di un amico: più un piacere che un bisogno. Come ho scritto nell’introduzione, questo libro non è propriamente una guida della Toscana: vi ho condensato impressioni, sensazioni e riflessioni ricevute di volta in volta dai luoghi o dai fatti sui quali mi sono soffermato. Sono appunti di viaggio per chi, senza fretta, abbia voglia di gustarsi la Toscana abbandonando il ritmo frenetico imposto dalla trattazione, frettolosa e sommaria, della maggior parte delle guide tradizionali. Per essere più chiaro: uno fra i brani riguarda la vicenda di Gostanza da Libbiano, una levatrice del XVI secolo che fu a un passo dal rogo e poi scagionata grazie all’intervento di un inquisitore “illuminato”. C’è poi una lunga riflessione sulle felici contaminazioni culturali (islamiche, bizantine , ebraiche) che hanno fatto di Pisa, fra i secoli X e XIII, una città cosmopolita fra le più ricche e feconde di tutto il Mediterraneo. Esempi di queste contaminazioni sono ancora oggi visibili in quella che quasi sempre è definita tout court la città della torre pendente. Infine, ho avuto il piacere di raccontare nel libro la vicenda, assai poco conosciuta, di Rutilio Namaziano, Prefectus Urbi di Roma durante gli ultimi anni di vita dell’impero romano, che nel 417 d.C. è costretto a fuggire via mare verso Tolosa a causa delle tragiche devastazioni operate nel cuore dell’impero dai barbari di Alarico. Durante il suo viaggio via mare, che avvenne lambendo la costa toscana, Rutilio trovò il tempo di scrivere un poemetto (De Reditu) che ci dice di locande, ville di patrizi suoi amici, riti contadini e luoghi o persone frequentati nelle numerose soste effettuate durante la navigazione. Tanto che il suo racconto, a mio parere, rappresenta l’immagine più poetica e toccante della Toscana al crepuscolo dell’antichità.

Che tipo di turista sceglie la Toscana?

Dalle indagini svolte negli ultimi vent’anni, la fisionomia del turista-tipo che visita la nostra regione individua persone di cultura medio-alta, interessate alla storia, all’arte, all’acquisto e al consumo di prodotti tipici della campagna, con una crescente attenzione per il biologico. Il turismo e le attività ad esso collegate costituiscono con ogni probabilità il principale comparto economico della Toscana. Per ricordare giusto un dato relativo alla capacità di accoglienza turistica, oltre tremila sono gli agriturismo sparsi in tutta la regione, cui vanno sommati alberghi e hotel, affittacamere, ostelli, campeggi, case per vacanza, ecc. Il mare e le città d’arte costituiscono, storicamente, i poli di massima attrazione. Eppure, proprio l’enorme sviluppo dell’agriturismo, avvenuto negli ultimi vent’anni, ci dice qualcos’altro: è la campagna toscana, a mio avviso, il principale motore dell’economia turistica toscana, con i suoi infiniti borghi collinari, con le sue pievi millenarie, i siti archeologici, i vigneti, gli oliveti, i sentieri naturalistici, e così via. 

La Toscana è più bella vista con gli occhi dell’arte?

L’opera d’arte è un distillato della vita in un determinato luogo e in un determinato momento storico. Se rispetta questo criterio, l’arte è autentica e costituisce la nostra storia, passata e presente. In Toscana poi, come del resto in tutta Italia, gli artisti hanno da sempre coniugato la rappresentazione della realtà, nei suoi molteplici aspetti, con l’esaltazione della bellezza. Credo di poter dire che, come la bellezza delle opere d’arte toscane ha tratto spunto dall’elegante armonia formale delle nostre campagne e dei nostri borghi o città, allo stesso modo questi ultimi hanno potuto conservarsi nei secoli con quella stessa armonia proprio grazie all’immagine che, da sempre, gli artisti ce ne hanno tramandato. Conoscere la storia dell’arte significa conoscere, e quindi poter amare, la ricchezza delle nostre radici, preservarle per poter immaginare e progettare un futuro che ci appartenga. Mi lasci dire per inciso che proprio per queste ragioni considero quantomeno miope, come cittadino toscano e italiano prima ancora che come insegnante di storia dell’arte, che il nostro governo abbia deciso di ridurre fortemente (perfino di abolire a seconda degli indirizzi scolastici) l’insegnamento di questa disciplina nelle scuole secondarie. Senza dimenticare infine che proprio l’immenso patrimonio artistico che ci circonda costituisce la nostra princi pale fonte di “energia”, inesauribile e per di più rinnovabile. 

“Arte, se tu potessi raffigurare i costumi, il carattere e l’animo, Non ci sarebbe sulla terra un quadro più bello”, secondo Lei c’è una manifestazione artistica che rappresenta pienamente le bellezze della natura toscana?

Credo sia impossibile scegliere l’opera d’arte più rappresentativa della natura toscana. C’è però almeno un’opera nella cui atmosfera sospesa è condensato il “senso” di un pomeriggio assolato dell’estate toscana: è quella intitolata Il pergolato (http://www.slowtuscany.it/il_pergolato.html) del pittore macchiaiolo Silvestro Lega. Il giardino di ogni casa toscana ha - oppure aveva - il suo pergolato: un graticcio in legno su cui far rampicare piante di vite. Nemmeno le ville, a quanto pare, ne erano prive. Il grano è già alto nei campi, non c’è uva sulla pergola, evidentemente ci troviamo ancora all’inizio dell’estate. L’ombra lunga delle figure in primo piano precisa il pieno pomeriggio: il mento adatto per un tè o un caffè, servito da una governante alle signore sedute in penombra. L’ozio composto delle signore è in perfetta armonia con l’immobile silenzio della natura che le circonda. Lontano, oltre il fienile sulla destra, un filare di cipressi amplifica l’eco di questa immensa, “profondissima quiete”.  

Lei è professore in una scuola media superiore, ha mai pensato a come si possono avvicinare i giovani a un “turismo intelligente”?

Ritengo siano molte le possibilità di intervento in questo senso: in generale mi sembra irrinunciabile tentare di offrire ai più  giovani strumenti per una comprensione critica di ciò che li circonda, cercare di comunicare il fascino della curiosità per la complessa storia di cui ogni luogo porta successive stratificazioni, coniugando tutto questo all’idea che non esistono gerarchie di merito culturale fra i diversi luoghi che è possibile visitare, quindi promuovere in loro un sentimento di rispetto verso ogni luogo e ogni persona incontrati. Soprattutto, mi sembra importante ricordare che la vacanza è un’esperienza ripetibile, purtroppo, a intervalli troppo ampi per poter perdersi qualcosa: la sua gente, i suoi musei, i suoi bar, i suoi disco-pub. Con tutta calma godersi tutto, o il più possibile, del luogo dove si è in vacanza.

LETTERATURA A GRAPPOLI

“Slowtuscany” ti spinge a cominciare un piacevole viaggio tra i colli e le città toscane e, come viaggiare in questa splendida terra senza assaporare i vini che produce? Chronica ha scelto tre vini che possono accompagnare la lettura di questa interessante guida fatta di paesaggi e cultura. Ottenuto da uve di Sangiovese e Malvasia Nera, il “Solare” dell’azienda Capannelle di Gaiole in Chianti è un vino dal rosso intenso con sfumature vive di color granata, al gusto è ampio, vellutato e speziato, buon abbinamento con la cucina tipica toscana (Pecorino Toscano- Baccalà alla livornese). Possiamo proseguire la lettura con un “Capitoni Orcia D.O.C.” dell’azienda Capitoni di Pienza, un vino rosso (Sangiovese 80% - Merlot 20%) che richiama fortemente la terra che lo ha prodotto. Finiamo la lettura di “Slowtuscany” con “Oro di Caiarossa 2006″, prodotto da agricoltura biodinamica dall’azienda Caiarossa di Ripabella. Un Petit Manseng in purezza, dal colore dell’oro e dal gusto fortemente fruttato e avvolgente, ottimo da fine pasto e come vino da meditazione.

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