Arte; Michelangelo e la Bibbia: la Parola di Dio dipinta nella Cappella Sistina
ROMA - Il Sole 24 Ore e i Musei Vaticani presentano a partire da venerdì 20 novembre e fino all’11 dicembre 2009 quattro volumi dedicati alla rappresentazione biblica nella Cappella Sistina. “La Parola dipinta. La Bibbia nella Cappella Sistina” è il titolo di questa collana che accosta le immagini degli affreschi sistini alla loro fonte scritturistica. Spesso ci lasciamo trascinare dalla bellezza assoluta delle figure di Michelangelo, dalle forme potenti e dai colori cangianti, ma per capirne davvero la portata sul nostro immaginario collettivo è necessario partire proprio dal loro valore di titanico tentativo di rappresentare Dio e la storia dell’umanità, dal principio al Giudizio Universale.
Nella cultura occidentale Vedere si identifica con la natura stessa dell’essere umano, per cui Vedere è conoscenza e vita. Tanto è stata forte questa istanza nei secoli che per difendere le immagini la Chiesa è intervenuta lottando con dibattiti e concili, dal Niceno II nel 787 a quello di Trento nel 1563. Il problema è come rappresentare la parola di Dio con mezzi umani, ma senza tradirla. L’incarnazione del Verbo divino in un uomo mortale ha fornito la base teologica: è lecito il tentativo, è possibile rappresentare Dio in forma umana, la sua azione nelle vicende del’umanità. La gran parte delle opere d’arte che hanno fatto grande l’Italia (e l’Europa) si basano proprio su questo connubio inscindibile tra cultura greca, basata sul vedere-conoscere e Bibbia.
Sembra un problema del passato ma non lo è affatto. Se disconosciamo questo connubio di ragione/visione e fede, allora tagliamo via le radici stesse della civiltà europea. Per restare in campo estetico il connubio di cui parliamo è addirittura il codice interpretativo per comprendere la Sistina . Michelangelo ha una vera conoscenza della Scrittura, accetta di tentare l’impresa di una de
corazione monumentale a soggetto biblico, discute con il Papa di iconografia, lo contraddice arrivando a dire che la sua idea di decorazione per la volta della Cappella sarebbe infine risultata “poca cosa”. Michelangelo infine esprime se stesso, il suo genio, proprio in questo tentativo di rappresentare l’irrappresentabile: non sceglie solo i colori e le forme, sceglie il modo di rappresentare e quindi “vede” fisicamente Dio trasmettere vita e ragione ad Adamo.
Se noi oggi chiudiamo gli occhi e cerchiamo di immaginare l’evento finale della Resurrezione della carne e del Giudizio, non possiamo che immaginarla come Michelangelo l’ha ha dipinta. E’ stato detto che forse, alla fine dei tempi, anche Dio dovrà tenere conto di questa grandiosa regia. Quanto il problema estetico della rappresentazione della Parola sia ancora attualissimo lo si vede per esempio visitando la Galleria di Arte Sacra contemporanea del Vaticano. Meglio allora ripartire dalla lettura dei testi biblici per comprendere le fonti delle immagini, il codice per affrontare il problema, questo lo scopo dei 4 volumi in uscita in edicola.
Non è necessario infatti essere credenti, né essere cristiani. Nella Cappella Sistina infatti si svolgono davanti ai nostri occhi le grandi domande dell’umanità: come siamo arrivati su questa terra, come e perché il male è entrato a far parte della Storia. Sono le cose che si chiedeva un antico egizio davanti al tempio di Osiride, un greco o anche un romano seguace del culto di Mitra; quelle che si chiedeva Michelangelo al tempo della Rivoluzione Protestante e della Controriforma, le cose che continuiamo a chiederci anche noi oggi, in tutto il mondo.
Collana curata da Antonio Paolucci direttore Musei Vaticani
Il Sole 24 Ore e Edizioni Vaticane
In edicola
- Michelangelo e la volta 20/11/09
- I pittori Quattrocentisti I 27/11/09
- I pittori Quattrocentisti II 4/12/09
- Michelangelo e il Giudizio 11/12/09



