L’Oscar che verrà. Insieme all’uomo.

ROMA - Non ce n’è. Baaria si ferma ai nastri di partenza e non supera la prima selezione degli Oscar per il miglior film straniero. Delle 65 pellicole iniziali la rosa si è stretta a nove, lasciando da parte il candidato italiano. Tra i rimasti in lizza spiccano i due premiati al Festival di Cannes, Il nastro bianco di Michael Haneke (Germania) e Il profeta di Jacques Audiard (Francia) in compagnia di El secreto de Sus Ojos (Argentina), Sansone e Dalila (Australia), The World is Big and Salvation Lurks around the corner (Bulgaria),  Ajami (Israele), Kelin (Kazakhistan), Winter in Wartime (Olanda), The milk of sorrow (Perù).

Attacco all’amor patrio? Riflettiamo. Baaria non ha convinto la critica a Venezia né ha spopolato tra il pubblico in sala. Se lo scorso anno s’è gridato allo scandalo per l’estromissione di Gomorra, che aveva le carte in regola per una rappresentanza internazionale, non così appare per il film di Tornatore. Coraggio che manca. Nella nostra produzione cinematografica come nella selezione dei nostri rappresentanti all’estero. Se dagli altri paesi vengono spesso proposte pellicole potenti di autori “in divenire”, noi ci affidiamo a chi già “è”, ai “nomi noti” che magari hanno vinto in passato nella speranza replichino. Ma affidare speranze alle motivazioni sbagliate è reato. O almeno all’estero funziona così.