Fabrizio Gifuni: Non vivevo un’esperienza collettiva così felice dai tempi de La meglio gioventù
ROMA - “Sono orgoglioso di aver interpretato Basaglia“. Fabrizio Gifuni non ha dubbi: “era dai tempi de ‘La meglio gioventù’ che non vivevo un’esperienza collettiva così felice“, sottolinea parlando del suo ruolo nella fiction di Raiuno ‘C’era una volta la città dei matti‘, in onda il 7 e 8 febbraio, che racconta la storia dell’uomo che ha posto fine alla concezione dei manicomi intesi come lager senza possibilità di guarigione. Dopo aver interpretato ruoli importanti come Alcide De Gasperi e il pontefice Paolo VI, Gifuni è soddisfatto di questa fiction. “Quando un attore interpreta un ruolo importante c’è sempre il rischio di sprofondare nella concezione di essere un esperto - ha commentato Gifuni - ma non è così. La differenza nell’interpretare personaggi reali e non di fantasia sta solo nella grande preparazione alla base. Ridare vita a un prototipo umano richiede una grande responsabilità. A convincermi è stata la sceneggiatura: fare una biografia di Basaglia sarebbe stata la cosa più anti-basagliana che si potesse fare. Si è trattato di un’esperienza collettiva: un uomo da solo non basta per cambiare le cose“.
Accurate le ricerche per la preparazione del film, che ha per protagonisti Fabrizio Gifuni, nei panni dello psichiatra Basaglia, e Vittoria Puccini, nei panni di una paziente non malata ma considerata tale perché ribelle. “Il film non è una biografia di Basaglia - ha spiegato il regista Marco Turco - le storie dei personaggi sono la somma delle tante storie che abbiamo letto e sentito, volevamo restituire questa realtà. Non c’è niente di più rischioso che mettere in scena la malattia mentale, si rischia la macchietta o di scimmiottare qualcosa che non si conosce. Noi abbiamo voluto a tutti i costi girare nei luoghi veri. A Gorizia non abbiamo potuto perché hanno costruito altro dove c’era il manicomio, ma è stato possibile a Imola e a Trieste. Inoltre è stata fondamentale la partecipazione sul set di tante persone che vivono questo problema e la consulenza di Peppe Dell’Acqua, il direttore del dipartimento di salute mentale di Trieste“.
“Dopo la Banca Romana, le morti bianche e Sant’Agostino - ha dichiarato il direttore di RaiFiction Fabrizio Del Noce - continuiamo sulla linea delle fiction con contenuti importanti: è facile fare fiction di evasione sull’eterno triangolo moglie-marito-amante. Noi puntiamo sul far riflettere e sul porre l’attenzione su una realtà che non ha ancora una soluzione: sono rimaste zone d’ombra sull’assistenza ai malati mentali e il pregiudizio sulle persone che hanno questa malattia ci sono ancora. Tra le prossime fiction abbiamo in programma una sulle stragi del sabato sera, una sulla violenza sulle donne, una su Pavarotti e una su Domenico Modugno“.



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