Teatro: Vieri Franchini Stappo esplora la vergogna nel suo ‘Lap-Shame’ con Anita Zagaria

Teatro: Vieri Franchini Stoppa esplora la vergogna nel suo ‘Lap-Shame’ con Anita ZagariaROMA - Scavare a fondo per riportare alla luce l’origine di ciò che siamo e prenderne consapevolezza. In estrema sintesi si potrebbe definire così il filo sottile che lega le opere del regista e sceneggiatore Vieri Franchini Stappo, che al Piccolo Teatro Campo D’Arte porta in scena dal 10 al 14 febbraio il suo primo lavoro in teatro, ‘Lap-Shame‘, interpretato da Anita Zagaria. “A me interessa osservare come la società e il destino influiscano sugli uomini, trovare una visione ulteriore per comprendere i fatti, capire da quale meccanismi e fonti scaturiscano. Indagare“. Per voi lettori di Chronica abbiamo cercato di scavare, attraverso una mini intervista, nel percorso del regista.

‘Che cos’è Lap-Shame’?

Uno spettacolo sulla vergogna, vista come sentimento indotto nell’uomo, non naturale. Vista come qualcosa che viene creato dalle società per risolvere alcuni problemi di convivenza degli individui. Questo si può fare attraverso l’educazione, attraverso l’insegnamento di cosa sia giusto e di cosa no: ad esempio se girare nudi si possa o meno, oppure in Kenia mettono gli anelli. Insomma, standard di comportamento della società. Nello spettacolo una donna adulta si trova reclusa perché ha commesso un crimine frutto del senso di vergogna che si trascina con sé dall’infanzia. Lo manifesta soprattutto nella sfera sessuale, punto su cui la nostra società ci investe particolarmente, e che lei Teatro: Vieri Franchini Stoppa esplora la vergogna nel suo ‘Lap-Shame’ con Anita Zagariatenta di esorcizzare attraverso la lap-dance.

E questo senso di vergogna secondo lei si può eludere?

Ma, io credo che se ne possa prendere coscienza.

Prima di questo spettacolo teatrale lei ha avuto a che fare con il mondo della fotografia e del cinema. Di cosa parla ‘Il caso Gadamer’?

Raisat lo ha distribuito in tutto il mondo. E’ un giallo neolitico, ambientato metà nel presente metà nella preistoria. L’idea che si voleva trasmettere è che la storia non esiste come reale cambiamento dell’uomo: l’uomo compie sempre gli stessi atti per gli stessi motivi - gelosia, invidia, amore - in modo un po’ diverso. Mentre oggi uccidiamo con le bombe, una volta uccidevamo con le frecce, ma moventi e azioni sono le stesse, cambiano gli strumenti.

Invece ‘Uccidere con gli occhi’?

Nasce da una poesia zen.  “Un mercante di seta aveva due figlie / la più giovane aveva 18 anni, la più vecchia 20 / un soldato può uccidere con le sue armi / ma queste ragazze uccidono gli uomini coi loro occhi”. Questoi filmetto di 26 minuti è un’illustrazione di questa poesia, che è quello che succede nel mondo: le persone vivono delle vite in modo automatico, si fanno trasportare dagli eventi - sentimentali, drammatici - e questi eventi mostrano poi di avere una concatenazione inaspettata.