Cinema: in attesa di Shutter island, conversazioni tra Martin Scorsese e Leonardo Di Caprio
ROMA - Privilegio. Sotto i cieli della capitale accade anche questo. Vedere in anteprima il nuovo film di Martin Scorsese, protagonista Leonardo Di Caprio, e non poterne parlare. Un piacere da tenere per sé. Almeno fino al 14 febbraio, quando la pellicola sarà presentata al Festival di Berlino e cadrà l’embargo imposto dalla casa di distribuzione. Fino a quel momento nessuna recensione o anticipazioni sullo svolgimento della trama.
Cosa resta quindi se del film “Shutter Island“, thriller ambientato negli anni ‘50, si potrà parlare solo tra qualche giorno? Le amabili conversazioni intrattenute tra Scorsese e l’attore scelto per la quarta volta come protagonista ( i precedenti sono Gangs of NewYork, The aviator, The departed). Un sodalizio che “si è tramutato in fiducia più profonda - spiega Scorsese - Questa storia ci ha dato la possibilità di andare oltre. Ovviamente non sapevamo quanto oltre saremmo potuti andare sia a livello emotivo che psicologico, ma sono rimasto sorpreso dall’intensità che abbiamo raggiunto durante la realizzazione del film. Leo è sempre una grande ispirazione perché utilizza l’esperienza accumulata e la incanala in questo processo di crescita creativa. Speriamo di poter esplorare ulteriormente questo nostro rapporto.” Se l’attore conferma e sottolinea l’immensa stima verso Scorsese, precisa anche quanto sia preziosa la fiducia che il regista ripone nei suoi protagonisti “Se Martin ti sceglie per un ruolo ti affida il personaggio - dice Leo, non un capello fuori posto, maglia blu e sorriso sulle labbra - diventa davvero tuo, ne hai piena responsabilità“.
Un personaggio complesso quello di Teddy, forse il più violento interpretato da Leo fino ad ora ma è proprio questa caratteristica ad aver acceso l’interesse principale, sia in lui che in Scorsese “Ciò che mi ha attirato principalmente di questa storia (ricordiamo che il film è tratto dal best seller dello scrittore Dennis Lehane n.d.r.) è il personaggio di Teddy. C’è una parte della sua natura, del suo carattere, dove la violenza ha un impatto molto formativo. Sono stato molto toccato dal personaggio, soprattutto dal suo percorso, dalla sofferenza - continua il regista - quindi automaticamente questo mi fa pensare chi siamo noi, come essere umani, quanta violenza istintiva c’è dentro di noi, fino a che punto questa violenza può essere eliminata attraverso l’evoluzione e poi il debito, ovviamente: quello che si deve pagare per esser parte di questo mondo violento.”
Violenza. Un tema ricorrente in Scorsese? A ben guardarne la filmografia sì, e anche l’amico di Caprio conferma: a suo parere i personaggi più riusciti, da Toro scatenato a Taxi driver, sono proprio i più violenti. Un’ossessione quindi? In parte, conferma Scorsese. Crescere in piena guerra fredda, col “nemico comunista” alle porte e il maccartismo in casa, sono “dettagli” che hanno lasciato il segno e tanti sospetti sulle ipotesi di complotto. “Sono cresciuto a NewYork e nel ‘52 avevo dieci anni, quindi fa un po’ parte della mia vita - confessa il regista - E’ lo stesso senso di paura e paranoia che ci accompagna anche oggi. Sì ho dei sospetti riguardo le autorità, chi detiene il potere, e sicuramente questo si riflette nelle scelte che faccio nel mio lavoro.”
Un fascino sottile per il lato oscuro che, a distanza di generazioni, colpisce anche Di Caprio “Credo che questi grandi personaggi che riesce a creare Martin siano per loro natura violenti ma che cos’è in fondo la violenza? E’ un profondo dolore che viene poi esteriorizzato, rivolto contro il mondo, e forse quelli che sono i suoi personaggi più riusciti sono quelli che mi hanno attirato e interessato di più - riflette l’attore - Fondamentalmente si tratta di capire cos’è la natura umana, che è fatta di sofferenza e quindi poi il modo di tirarla fuori, di esprimerla. Il personaggio di Shutter Island è forse quello più complesso dal punto di vista emotivo, più dark, anche più violento fra tutti quelli che ho interpretato - continua Di Caprio - Questo ruolo ha una sua duplicità. Con Martin abbiamo deciso di provare, anche sperimentare, vari estremi di quello che era il suo comportamento. Di suo il personaggio ha un programma che intende perseguire. Questo film è un po’ un mix di vari generi, un thriller psicologico, horror gotico, ma il nucleo è il dolore, la tragedia umana, il senso di perdita, il trauma, il modo in cui una persona affronta quello che è e fa i conti col proprio dolore e la sua capacità di superare questa sofferenza.”
Non restano quindi che due date, il 14 febbraio per poter raccontare il film “Shutter Island” e il 5 marzo per l’uscita nelle sale. Un doppio appuntamento, forse, da veri divi.





