Teatro: Gorjana Ducic racconta ‘La notte degli dei’ di Miro Gavran, a Roma in prima nazionale dopo aver girato il mondo
ROMA - Dopo aver debuttato con 17 prime nazionali in tutto il mondo, arriva anche in Italia ‘La notte degli dei’, l’opera considerata dai critici tedeschi tra le migliori pièces teatrali del mondo interpretate tra il 2000 ed il 2003. Tradotta per la prima volta in italiano da Gorjana Ducic, che cura anche la regia, lo spettacolo, scritto dal drammaturgo croato Miro Gavran è in scena dal 16 al 23 febbraio al Teatro allo Scalo, in via dei Reti 36 (San Lorenzo). Per Chronica abbiamo rivolto qualche domanda alla regista Gorjana Ducic.
Perché ha scelto di tradurre e portare in scena l’opera di Gavran?
L’operazione è stata voluta da me e da Sandro Torella (35enne) direttore artistico del Teatro allo Scalo. La nostra idea era portare un progetto di qualità (negli altri Paesi questo autore viene rappresentato nei tratri stabili, tipo Quirino e Valle), perchè in questo modo sfidiamo sia la sorte dal punto di vista produttivo ed esecutivo per avvicinare il pubblico del teatro che io co-gestisco, e portiamo sempre di più progetti di qualità mostrando allo stesso tempo il lato sperimentale. Ad interpretare lo spettacolo sono Pietro Bontempo nei panni di Molière, Sandro Torella nei panni di Luigi XIV e Claudio Gnomus nei panni del Buffone, vero protagonista della pièce. Io ho contattato Gavran via mail perché mi ha incuriosito il fatto che sul mercato italiano Gavran non fosse ancora conosciuto, a parte il caso di una compagnia di Genova che ha messo in scena ‘Tutto sulle donne’, tradotto da Silvio Ferrari. Io ritenevo fondamentale fare questo passo di traduzione, essendo io di madrelingua croata. Solo attraverso la traduzione in italiano è possibile trasmettere il ritmo dei testi di Gavran, sono molto particolari.
Cosa racconta ‘La notte degli dei’?
Siamo alla corte del Re Sole e affrontiamo il conflitto che nasce tra l’artista e il potere, raccontato dal punto di vista di Molière, scrittore di corte, che entra in conflitto con Luigi XIV e con il Buffone. La tragicità di questi personaggi è raccontata attraverso la solitudine e l’infelicità di Luigi XIV che si scopre un re solo e ha la necessità di stare con questi due che crede suoi amici. Il re li costringerà a rappresentare proprio la commedia per cui tutta la Francia si burla di lui. Ritirandosi in controluce riuscirà a vedere quello che hanno visto i suoi nemici e deciderà di perdonare Molière. Ma sarà qualcun’altro a non perdonarlo e a spingere per il suo avvelenamento. Gavran mette da parte gli elementi storici e racconta la tragicità e l’umanità di questi personaggi.
In che modo?
Insiste sull’amicizia, sull’ubriacarsi in una cantina, mostra la fiducia di Luigi XIV nei confronti di Molière, che per salvarsi la vita dovrà recitare davanti al re proprio quello che ha rappresentato contro il re. Chi apparentemente dal testo perdona è Luigi XIV, chi invece non perdona è l’autentico protagonista della pièce, il Buffone, figura a metà tra il cardinale Mazzarino, un modello shakespiriano del buffone classico, e un serpente dei servizi segreti. Inoltre, si sente che Gavran ha vissuto la guerra, vive l’universalità del problema, sceglie pochi elementi teatrali: nei tre personaggi riconosciamo la nostra realtà e la condizione dell’artista nei confronti del potere totalitario.
Gavran sarà presente alla prima?
L’autore sarà presente alla prima e si fermerà a Roma fino al 19 febbraio e ha un incontro con gli studenti di slavistica a Villa Mirafiori (via Carlo Fea 2) giovedì 18 febbraio alle 10. Gavran è uno dei più famosi drammaturghi croati viventi, vive a Zagabria ed ha un suo teatro Teatar Gavran in cui produce spettacoli. Il suo sito è http://www.mgavran2.t-com.hr/.


