Sanremo 2010: tre domande Chroniche a…La Fame di Camilla

Sanremo 2010. Tre domande chroniche a La Fame di CamillaSANREMO (IM)La Fame di Camilla nasce a Bari nel 2007 e mette insieme lunghi studi di musica, esperienze professionali molteplici ad alti livelli e gli ascolti eclettici dei componenti, che spaziano dall’indie-pop cantautorale all’alternative, dalla psichedelia al pop e all’indie-rock, dai Radiohead ai Coldplay. Ben presto nascono le prime canzoni, in italiano e in albanese, lingua madre del cantante Ermal Meta, che entusiasmano il pubblico e convincono la critica grazie alle “emozioni nude” dei testi, poetici e diretti ad un tempo, e alla qualità ed intensità dei concerti. Comincia subito una fitta attività live, nei club e in occasione di festival e concorsi nazionali, con ottimi riscontri. In particolare al M.E.I. 2008 ricevono il Demo Award, assegnato dalla trasmissione di culto di Radio1Rai “Demo l’Acchiappatalenti” di Renato Marengo e Michael Pergolani alla migliore band della stagione 2007/2008. Pochi mesi dopo firmano per la EMI Music Publishing e la Universal Music: l’11 settembre 2009 esce così l’album di debutto, “La Fame di Camilla”, prodotto artisticamente dalla stessa band e masterizzato a Londra da John Davis (R.E.M., U2, New Order, Damon Albarn, ecc.). Il video del loro primo singolo, “Storia di una favola”, entra nella cinquina selezionata da un panel di esperti e specialisti e poi si aggiudica il Premio Videoclip Italiano (P.V.I.) nella categoria Emergenti della sezione Mainstream, grazie ad un gran numero di consensi nelle votazioni online. Al M.E.I. 2009 inoltre il videoclip vince il Premio Italiano Videoclip Indipendente (P.I.V.I.) per il miglior soggetto, mentre la band è proclamata Rivelazione Indie Pop dell’anno.

A Sanremo 2010 presenteranno il brano: “Buio e Luce”, che farà parte del nuovo album.

Formazione:
Ermal Meta - voce, chitarra, piano, campionamenti
Giovanni Colatorti - chitarre
Dino Rubini - basso
Lele Diana - batteria

Per Chronica.it risponde alle nostre domande il cantante de La Fame di Camilla, Ermal.

Se dovessi spiegare in poche parole al grande pubblico che ancora non vi conosce chi sono La Fame di Camilla, come li descriveresti?

…Il nome del gruppo prende spunto da un concetto filosofico di Feuerbach, un filosofo dell’800, che diceva che l’uomo è ciò che mangia, parlando dell’istintività dell’essere umano. Noi abbiamo fatto nostra questa teoria applicandola a ciò che facciamo e nel modo in cui lo facciamo, che è un modo molto istintivo. Se dovessimo parlare di qualcosa di relativo all’essere umano, cosa c’è di più istintivo della fame? Camilla invece rappresenta più un’idea, una figura e poi all’interno del nome della band c’è una parola nascosta che è “medicami”, che è una sorta di imperativo per l’anima, utilizzare quindi la musica come cura per i mali dello spirito… musicalmente proveniamo da stili molto diversi perché ognuno di noi ha avuto dei percorsi individuali alle spalle: per esempio il bassista viene dal mondo della psichedelia, degli anni 70, il batterista proviene dalla scena musicale indie barese, il chitarrista ha una doppia valenza, si è diplomato come chitarrista classico ma nel contempo è un grande rocker, nell’anima e nel mood… io altrettanto ho suonato in tanti gruppi e abbiamo fatto tesoro delle nostre esperienze personali, le abbiamo messe insieme nel momento in cui abbiamo capito che poteva nascere qualcosa di importante fra di noi, anche sotto il punto di vista umano anche perché sono inscindibili da questo punto di vista. Ci siamo incontrati e conosciuti per caso all’interno di un negozio di strumenti musicali nel quale lavorava il nostro bassista e questo poi ci ha portato a cominciare a lavorare subito a dei pezzi inediti. Di solito le band appena formate iniziano suonando cover anche per capire un po’ in quale direzione andare, noi ci siamo subito approcciati ad un lavoro di brani inediti e devo dire che la cosa ha pagato perché non abbiamo perso tempo, abbiamo suonato subito brani nostri…

Qual è stata l’emozione quando avete capito che sareste finalmente saliti sul palco del Festival di Sanremo?

…guarda, forse te l’avranno già detto in molti, ma la sensazione è quella di incredulità perché eravamo 998 artisti in gara… di cui moltissimi anche molto bravi… ci chiedevamo perché dovrebbero prendere noi e non un altro. Per cui quando ci hanno comunicato che saremmo saliti su quel palco devo dirti che ho avuto un senso di mancamento e mi sono detto “Porca miseria, allora è vero!” e in quel momento mi è venuta in mente la frase di Oscar Wilde “Attento a ciò che desideri, potrebbe avverarsi”… e poi mi sono detto “Oh cacchio! E adesso?”… non rimane che suonare, perché alla fine questo è quello che facciamo aldilà della competizione, che è importante, ma un musicista vero lo vedi sul palco…

Come si intitola la canzone che presenterai al Festival e di cosa parla?

La canzone si intitola “Buio e luce”… e va a rappresentare un po’ la dualità che si trova in ogni essere umano, quindi la ragione e l’istinto. La canzone è un invito ad accantonare a volte la ragione perché all’interno della ragione si trovano quei pensieri, quelle debolezze tipicamente umane che alla fine ti fanno perdere di vista ciò che veramente c’è di importante e quindi è bene a volte disfarsi di questa ragione per evitare di perdere cose e soprattutto persone importanti.

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