Sanremo 2010: tre domande Chroniche a…Jacopo Ratini

Sanremo 2010: tre domande Chroniche a…Jacopo RatiniSANREMO (IM) - Jacopo Ratini è un ventisettenne romano, cantautore, scrittore di poesie e racconti brevi, organizzatore di eventi, laureato in Psicologia del lavoro e delle organizzazioni. Il 14 Settembre 2008 vince il premio per la Personalità Artistica, aggiudicandosi anche il Podio (Secondo classificato) del Concorso Nazionale per la Canzone d’ Autore “Musica Controcorrente”, svoltosi all’ Auditorium Mario Costa di Sezze (Latina). A Novembre del 2008 vince il “Tour Music Fest” come miglior cantautore, esibendosi al Piper Club, storico locale romano, tempio della musica nazionale ed internazionale. A Gennaio 2009 il video della sua canzone “Stile Anni 60″ è stato selezionato dalla commissione RAI tra i finalisti di “Sanremoweb 2009″. Nello stesso mese vince il “Roma Music Festival” come miglior cantautore. A Giugno dello stesso anno vince “Musicultura 2009″ con la canzone “Studiare, lavoro, pensione e poi muoio”, brano trasmesso per diverse settimane da Radio Uno Rai, di cui è stato girato un Videoclip in collaborazione con la GEM Produzioni e la Zero3 Productions. A Luglio vince il “Premio Lunezia 2009″ come miglior cantautore emergente. A Novembre 2009 è selezionato dalla RAI tra i migliori “Nuovi Talenti” e si esibisce a Roma, in un concerto, insieme ad alcuni Big della musica italiana.

Vince SanremoLab 2009 aggiudicandosi un biglietto per il festival dove presenterà “Su Questa Panchina“, di cui è autore e compositore. Il suo album di esordio sarà in pubblicazione dopo Sanremo.

Sanremo 2010: tre domande Chroniche a…Jacopo RatiniSe dovessi spiegare in poche parole al grande pubblico che ancora non ti conosce chi è Jacopo Ratini, come ti descriveresti?

Sono un ventisettenne romano che si è avvicinato relativamente da poco tempo al mondo cantautorale vero e proprio, con la C maiuscola. Perché, sebbene io scriva canzoni dall’età di 16 anni, ho cominciato a fare il cantautore con un po’ più di metodo e di accuratezza nei testi da 2 anni a questa parte, da quando mi sono laureato. E da lì ho cominciato a fare il giro dei locali di Roma, a conoscere gli addetti ai lavori, i cosiddetti “localari”, altri cantautori che come me cercavano di emergere, di farsi conoscere in tutti quei locali che ci sono nella mia città dove chi fa’ questo mestiere deve passare obbligatoriamente… in questi 2 anni ho fatto una bella gavetta, suonando da solo, con una band, a volte suonando anche gratis… E poi ho iniziato a fare una serie di concorsi: ho vinto il Premio Lunezia, ho partecipato a Musicultura e poi sono arrivato a SanremoLab… Non ho un riferimento a livello musicale che mi rappresenta o dal quale ho attinto o dal quale ho preso spunto… fondamentalmente io sono cresciuto con i Beatles, Battisti e poi da un po’ di tempo ho conosciuto meglio il repertorio di Rino Gaetano… Diciamo che però l’influenza più grande è stata la letteratura e non la musica, e quello che ha cambiato un po’ il mio modo di scrivere è stata la lettura di Bukowski, che è stato un mio grande ispiratore dal punto di vista comunicativo, e mi ha insegnato a scrivere senza troppi peli sulla lingua, poi, certo, applicarlo in musica non è facile.

Qual è stata l’emozione quando hai capito che saresti finalmente salito sul palco del Festival di Sanremo?

…Quando mi hanno comunicato la notizia che ero uno dei due vincitori di Sanremo Lab naturalmente la prima sensazione è stata di incredulità perché essendo un indipendente, era una cosa un po’ inusuale che io avessi vinto l’accademia di Sanremo. Sono caduti un po’ i pregiudizi rispetto al Festival per cui se non hai una raccomandazione o una corsia preferenziale non puoi arrivare a quel palco. Non so se sia stata una coincidenza quella di stare al posto giusto nel momento giusto, so solo che la vittoria di Sanremo Lab è stato il coronamento di un percorso da indipendente che ho iniziato un anno e mezzo fa quando ho iniziato a partecipare ai concorsi. Il palco dell’Ariston, la partecipazione al Festival, io non la vedo come un punto di arrivo ma la mia speranza è questa: a prescindere dal risultato, vorrei che la gente fosse interessata ad ascoltare il mio cd, quello che dico nelle canzoni… il mio modo di comunicare…

Come si intitola la canzone che presenterai al Festival e di cosa parla?

La canzone si intitola ”Su questa panchina” e io la definisco una filastrocca d’amore perché contiene due messaggi: uno più importante, amiamoci senza aver paura di esternare i sentimenti e le emozioni che sono legati all’amore e l’altro, subordinato al primo, non vergognarsi di riproporre quelli che sono i valori di un tempo, giocare a giochi semplici come le biglie piuttosto che scrivere una lettera a mano o leggere una favola come non si fa più da tanto tempo. Questo rappresenta uno dei miei due modi di scrivere:   uno sentimentale che sottolinea le emozioni e la sensibilità umana e l’altro che invece è prettamente ironico, a volte anche un po’ cinico e che riguarda la critica sociale, non agguerrita, tanto che a volte mi definisco un po’ un cronista della realtà che mi circonda. Dico quello che succede analizzando quelli che sono i comportamenti, io sono laureato in psicologia e quello sicuramente mi ha aiutato un po’ perché questa propensione ad analizzare le cose e le persone mi deriva proprio da quello.

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