“L’orma del lupo” e “Tre storie d’amore”, le nuove uscite della Avagliano Editore
ROMA - L’Avagliano Editore porta in libreria “L’orma del lupo” di Vito Catalano e “Tre storie d’amore” di Bonaventura Tecchi. Uscito il 17 febbraio con “L’orma del lupo” siamo alla fine del Seicento, in un piccolo paese della Sicilia. Un lupo comincia a mietere vittime fra adulti e bambini. Nessuno riesce a ucciderlo o a catturarlo, viene perciò ritenuto una creatura demoniaca e non un comune animale. Presto un’atmosfera di paura e sospetto avvolge l’intera comunità. Ai delitti della belva si intreccia un’altra vicenda oscura e crudele.Ma c’è spazio anche per una storia d’amore. Un thriller mozzafiato che prende spunto da un fatto vero. Vito Catalano, nipote di Leonardo Sciascia, è nato a Palermo nel 1979 e vive fra la Polonia e la Sicilia, “L’orma del lupo” è il suo primo libro.
Dal 24 febbraio in libreria “Tre storie d’amore”, una raccolta che riporta alla luce tre dei bellissimi racconti del critico e germanista Bonaventura Tecchi. Queste Tre storie d’amore (I gatti, Amalia, I grassi) furono scritte da Bonaventura Tecchi tra il 1928 e il 1930. Amalia uscì come romanzo breve esaurendo tre edizioni e venne giudicato dai maggiori critici (Borgese, Pancrazi, Cecchi, Bellonci, Falqui) uno dei migliori racconti italiani pubblicati in quegli anni. I grassi conobbe alla sua prima apparizione uguale consenso, e forse più, tranne per il finale che però Tecchi riscrisse completamente per la nuova edizione del 1959. Nelle tre “storie d’amore” i personaggi sono incisi con forza e mano ferma, e calati nella trama di racconti dal ritmo serrato: un’ulteriore prova di come Tecchi riesca a chinarsi al pari di pochi altri sul destino degli uomini, registrarne le più segrete pulsazioni, dirimere i temi della loro lotta contro se stessi e le proprie passioni. Questa edizione contiene una prefazione di Massimo Onofri.
“Camminai con gli occhi imbambolati, come in un sogno. Quando vidi che davvero una delle chiese piú antiche non aveva la facciata, che proprio nella cattedrale mancava (prima non me ne ero mai accorto) una navata, la quinta, a sinistra; che anche negli edifici piú belli e armoniosi era rimasto qualche cosa di incompiuto come se la mano dell’uomo avesse avuto timore di raggiungere l’estremo limite di un sogno troppo bello (…) mi parve di capire tutta la mia storia… Le cose belle, le cose, soprattutto, di una bellezza delicata e profonda, non durano quaggiú. Passano e non durano. E questo è il piú forte grido del mio amore per lei, della mia nostalgia”


