Cinema: “L’amante inglese”, superba Kristin Scott Thomas
ROMA - Un colpo d’arma da fuoco. L’inquadratura sull’esterno della villa non rivela contro chi sia stato esploso. Ma è un suono inequivocabile che riannoda il filo della memoria ai sei mesi precedenti. E’ l’inizio, e il tragico epilogo, de “L’amante inglese” di Catherine Corsini, presentato con successo al Toronto International Film Festival ‘09, in arrivo nelle sale italiane dal 5 marzo distribuito da Teodora Film.
L’eterea bellezza di Kristin Scott Thomas incarna Suzanne, inglese trapiantata ormai da anni nella Francia del sud, sposata con scarso entusiasmo a Samuel. Poche preoccupazioni, due figli ormai adolescenti e la casa cui badare, un marito medico che assicura una vita più che agiata. L’universo borghese di Suzanne incontra quello dell’operaio catalano Ivan, interpretato da Sergi Lopez. Scoppia l’alchimia che porta la passione. Lei si pente, non riesce a mentire al marito che cade nella disperazione. Gli giura che non accadrà ancora ma il sentimento esploso non può essere represso.
Suzanne ormai non finge più, non riesce ad essere felice delle “cose” che la circondano e scopre una nuova se stessa: quella che non ha bisogno di nulla. Quando sta con Ivan tutto scompare, i desideri si annullano. La donna abbandona agi e sicurezze per iniziare una vita semplice insieme all’uomo che ama. Samuel non ci sta. Rivuole sua moglie a tutti costi e tenterà di imporsi a modo suo. L’epilogo è annunciato. Ma è più moderno del suicidio alla Anna Karenina. Suzanne si affranca, anche ingiustamente, dalla schiavitù cui è costretta, pur sapendo che questo non le permetterà in ogni caso di essere felice.
“Ho pensato molto a Truffaut, tra i miei cineasti preferiti - racconta la regista Corsini - anche per la sua capacità di dipingere uomini e donne attraverso le loro emozioni“. Mondi distanti si incrociano ma anche due diverse tensioni all’essere liberi.
Ivan e Suzanne sono entrambi in catene: lui è stato in carcere per un reato minore, lei ha annullato se stessa per assecondare conformismo e convenzioni. Il romanticismo tragico della storia si condensa nel drammatico finale. “La vita delle persone è determinata dalle loro azioni e dalle loro origini. E’ difficile uscirne. - continua la regista - Il personaggio di Ivan sa dove porterà questa storia perché già conosce certi aspetti della vita, ma ha molta ammirazione per Suzanne che è pronta a cambiare tutto e ha voglia di lottare. Lui intravede ciò che li aspetta, sa che queste cose hanno un prezzo. E questa è un po’ la mia visione pessimista della vita”.


