Cristina Capponi: “Fotografo per il piacere di farlo”
ROMA - Gli occhi sono lo specchio dell’amore. Ecco basta guardare negli occhi Cristina Capponi, 30 anni, talento emergente della fotografia romana e nazionale, per capire il suo rapporto con gli attimi di vita strappati ai giocatori di pallanuoto della Lazio e della Nazionale. Da una piccola compatta ai Mondiali di Nuoto dello scorso luglio alla sua prima mostra (in esposizione dal 27 febbraio al 13 marzo presso Officine Fotografiche, via del Casale Merode 17), Cristina, in soli 4 anni, ha scalato le tappe del mondo: “E’ iniziato tutto come un gioco. Mi divertivo a fare foto con una compattina ma non mi piacevano le solite inquadrature e così sperimentavo. A settembre 2006 iniziai un corso ma non andò bene così, esattamente un anno dopo, son arrivata qui ad Officine dove ho cominciato il mio percorso formativo con un’analogica. Sebbene all’inizio sia stato più difficile adesso è un’esperienza che mi ritrovo anche quando uso la digitale“. 
Analogica o digitale non fa differenza purché ci sia il Bianco e Nero: “E’ vero uso molto questa tecnica perché ritengo che esteticamente sia la migliore possibile per dare un senso all’immagine che si vuol catturare. Spesso si è catturati dai mille colori che appaiono in una foto e si perde il cuore di ciò che si vuol realmente trasmettere attraverso quello scatto. Inoltre penso che per i reportage fotografici il bianco e nero sia la massima espressione possibile“. E utilizzando questa tecnica hai la possibilità di raccontare ciò che vedi attraverso l’obiettivo: “Quando sono dietro la macchina fotografica cerco di cogliere il particolare, qualcosa di nascosto che gli altri non riescono a vedere. Cerco di catturare le situazioni a latere perché credo che siano quelle che, alla fine, raccontino la storia che si vuol descrivere“. Anche l’amore per la pallanuoto è nato così: “Sono sempre stata una grande appassionata di nuoto ma con la pallanuoto all’inizio ero un po’ scettica. Poi un giorno durante un allenamento ho visto un ragazzo che teneva una cuffia in mano prima di entrare in acqua e son rimasta folgorata dal momento: lì è scattato l’amore per questo sport e per la squadra. Posso dire una cosa?“. Prego.
“Vorrei fare un ringraziamento enorme a tutta la Lazio Pallanuoto, ai giocatori, allo staff tecnico ed alla dirigenza: da parte di tutti loro non ho mai ricevuto un rifiuto, c’è sempre stata la massima disponibilità e, cosa ancor più rara, il massimo rispetto per la mia persona e per il mio lavoro. Una situazione che non capita tutti i giorni se sei una donna che fotografa degli atleti uomini“. Con cosi tanti soggetti non sarà affatto facile fare una selezione: “Non le guardo subito anzi a volte passa addirittura una settimana. C’è una prima scrematura alla quale ne segue una seconda con il supporto di un fotografo con più esperienza perché ognuno di noi è legato ai propri scatti e magari ne sceglie alcuni non idonei al contesto: è a questo che servono i curatori“. Dai curatori alla mostra, la tua prima mostra, il passo è stato breve: “E’ stata una situazione nata quasi per caso. Io fotografo per me, per il piacere di farlo, di cogliere l’attimo e di mostrare come io veda la realtà che mi circonda. Non so se sia un punto di partenza, anche se lo spero: ciò di cui son certa è che non c’è l’ansia di sapere se ci sarà un seguito“. Quindi non c’è ansia neanche per il futuro: “Sicuramente continuerò con la Lazio Pallanuoto perché credo ci siano ancora molti aspetti da raccontare. Sicuramente riprenderò a studiare perché la mia formazione è solo all’inizio e c’è tanto da imparare. Infine ci son alcune idee che vorrei mettere in atto, vedremo“. Ci lascia così Cristina con idee semplici, ma chiare. Anzi più che chiare, in bianco e nero…


