Arte: Federico Barocci e l’arte umbra della Maniera
PERUGIA - Dopo la mostra a Siena lo scorso anno, la mostra ora in corso a Perugia fino al 6 giugno, ci guida alla scoperta degli effetti che l’opera di Federico Barocci ebbe nell’ambiente artistico perugino di fine Cinquecento. “Federico Barocci e la pittura della maniera in Umbria” è un evento promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia in Palazzo Baldeschi, sede della Fondazione stessa. La Deposizione dalla Croce del Duomo di Perugia del 1569 è il punto di partenza di un raffinato percorso che attraversa la produzione del maestro di Urbino e la pone in relazione agli artisti coevi dell’ambiente umbro che furono influenzati, suggestionati o anche solo “scossi”, dalle novità stilistiche e cromatiche che venivano proposte dalle opere di Barocci.
Dal recente restauro della Deposizione infatti emerge quella che è stata definita “vertigine cromatica”; in quest’opera si percepisce chiaramente la fine della forma organica, equilibrata e razionale, come la aveva concepita il primo Rinascimento; al suo posto compare una forma nuova, fatta di moti improvvisi, sentimenti e dolore; la Madonna della Gatta degli Uffizi è un vero e proprio miracolo: un’opera che si credeva ormai
irrimediabilmente perduta, è invece resuscitata e davanti ai nostri occhi racconta una storia umanissima e insieme aristocratica. Una Vergine Maria che veramente appare come era, poco più che ragazzina, siede accanto alla culla del Bambino, mentre San Giuseppe e il San Giovannino, ci indicano l’evento tanto a lungo atteso, metafora dei Duchi di Urbino, finalmente benedetti dall’arrivo di un erede.
La filosofia degli affetti che nella Deposizione esprimeva tanto dramma, qui sembra trovare una declinazione diversa, la bellezza dell’intimità familiare. Federico Barocci fu quindi pittore sofisticato e intellettuale, eppure anche popolare e naturalistico, in grado di dipingere la verità. Dal suo studio di Urbino, dal quale non amava uscire, Barocci eseguì per committenti umbri anche la Madonna della Ciliegia ora al Vaticano e la Madonna del Gatto ora alla National Gallery di Londra, l’Annunciazione di Santa Maria degli Angeli di Assisi, anch’essa con un delizioso gatto che già da solo suggerisce il focolare domestico. Dramma e tenerezza, disegno come metodo, colori tenui o vertiginosi e un chiaroscuro fatto di ombre colorate, produssero una pittura che nel clima conservatore di Perugia dovette apparire come una vera rivoluzione.
Il curatore della mostra Francesco Federico Mancini, ha accostato ai dipinti del maestro urbinate, quelli di autori attivi in Umbria che in varia misura dovettero reagire a questo linguaggio anticonvenzionale, a volte giocoso e tenenerissimo (Madonna del Gatto). Questi artisti sono meno noti al grande pubblico, ma riservano allo spettatore delle vere sorprese: nell’Anunciazione di Gubbio Ventura Mazza, portando a compimento un
lavoro iniziato dallo stesso Barocci, apre una finestra sui tetti della sua città che ai nostri occhi risulta di originale e moderna; Ferraù Fenzoni (Annunciazione, Museo Capitolare di Foligno) ha già avuto successo a Roma, ma quando arriva in Umbria si avvicina alla poetica degli oggetti dell’affettività familiare tipica di Barocci; il risultato finale però è lontanissimo dall’essere “domestico” e semplice, per tornare ad una monumentalità più appropriato alla Riforma cattolica.
Da Todi, in Santa Prassede, proviene il Compianto sul Cristo morto di Hendrick de Clerck, ispirato alla maniera romana, in cui il dolore dell’evento prende accenti assai diversi da quelli barocceschi, espressi da colori lividi. A Giulio Cesare Angeli viene attribuito il Cristo morto sorretto da un angelo, (collezione privata): una composizione serratissima, chiusa in uno schema ovale, che comunica la sensazione del corpo esanime del Cristo e della vitalità dell’Angelo. Una sezione della mostra di Perugia è dedicata ai miniatori barocceschi attivi in città agli inzi del Seicento: un gruppo di artisti che colse immediatamente la portata pittorica e il potere di fascinazione del cangiante usato da Barocci, una colorazione data per velature difficile da ottenere in miniatura, ma che qui produce dei veri capolavori, soprattutto nelle antiporte della Matricola del Collegio del Cambio di Vincenzo Pellegrini, detto il Pittor Bello.
“Federico Barocci e la pittura della Maniera in Umbria”
Palazzo Baldeschi al Corso
Corso Vannucci 66 - Perugina
Dal 27 febbraio al 6 giugno 2010
A cura di Francesco Federico Mancini
Catalogo Silvana Editoriale
Dal martedì alla domenica
Dalle 10,00 alle 19,00
Lunedì chiuso
biglietteria 0755734760


