“Uscita di insicurezza”: Valeria Vaglio esce allo scoperto
ROMA - “E’ un album senza volto perché si può cucire addosso a chiunque - racconta la cantautrice barese Valeria Vaglio, del suo ultimo lavoro “Uscita di insicurezza” e continua - “è un modo per uscire allo scoperto, una via di fuga dalla ferrea maschera che siamo costretti ad indossare per non apparire deboli e vulnerabili agli occhi di chi ci circonda, una porta dietro cui prendere fiato e guardarci allo specchio”. “Uscita di insicurezza” è uscito il 7 maggio scorso e contiene sette brani scritti ed arrangiati dalla stessa artista con la collaborazione Ronny Aglietti. Solo un pezzo, “Nonostante le assenze”, è stato composto a quattro mani con Bungaro.
Chronica.it l’ha conosciuta meglio…
Hai definito il tuo album “apparentemente coerente e contenutisticamente schizofrenico”… come mai?
E’ coerente perché tutti gli arrangiamenti dei brani hanno un’impronta molto live… mi interessava molto non utilizzare “magheggi” da studio in modo che l’esecuzione dei brani fosse simile a quella nei concerti. Contenutisticamente è schizofrenico perché ci sono tematiche come quelle dell’innamoramento e di sensazioni molto forti e vissute come essenziali, accanto ad altre, sviluppate nei pezzi come ” Nonostante le assenze” o come “Ti amerò per sempre”, in cui la situazione si capovolge: tutto ciò che sembrava fondamentale non lo è e si prende atto che alla fine la cosa più importante siamo soltanto noi stessi. Poi c’è il brano “Fragole e champagne” che rappresenta invece la parte più solare di me, la più trasgressiva, quella che pensa che si è liberi di fare ciò che desidera, senza pensarci troppo su. E’ un album in cui ci sono molte facce della stessa medaglia… facce di chi non ama la coerenza a tutti i costi.
Il tuo background musicale?
Sono poco esterofila, forse anche per via della poca conoscenza della lingua, ma soprattutto perché per me è fondamentale il legame tra musica e testo. Per questo motivo ho sempre ascoltato moltissima musica italiana dalla cantautorale a quella più pop. Ho sempre ascoltato i grandi cantautori, ma con un occhio sempre rivolto al modo attuale di fare musica, a ciò che racconta la musica dei nostri giorni… perché la musica racconta l’Italia che cambia. Ora mi interesso molto ai cantautori più giovani da Cristicchi a Bersani, alla stessa Elisa con cui mi piace confrontarmi e da cui prendo spunto: sono tutti artisti che comunicano ciò che hanno da dire con disarmante semplicità.
“Cambierà”, il primo brano del tuo lavoro, parla di New York…
Sono stata più di una volta a New York e posso dire con assoluta certezza che una parte di me è ancora lì, in qualche metropolitana, in qualche tombino fumante. N.Y. è una città da vivere, da toccare. “Cambierà” è un brano nato spontaneamente, un po’ come tutti del resto, perché da sempre scrivo molto di getto e non finisco mai un pezzo che non mi convinca davvero.
Fin da giovanissima hai iniziato ad insegnare… Che cosa significa per te insegnare canto?
E’ sempre stata una grande sfida perché insegnare canto significa trasmettere alla persona che hai davanti la sensazione dell’aria che si muove all’interno del corpo: sensazione che non si può toccare ma solo far immaginare. Mi è sempre piaciuta l’idea di trasmettere non tanto la tecnica, che portata all’eccesso rovina l’interpretazione, ma la passione per la musica. Inoltre c’è sempre stato uno scambio equo con le persone a cui ho insegnato.
Tornando alla carriera artistica: la partecipazione a Sanremo nel 2008… che emozione é stata?
In realtà ho vissuto questa esperienza in modo molto tranquillo, forse anche incosciente. Andare a Sanremo è stato per me come passeggiare a cinque metri da terra… la grande inconsapevolezza con cui l’ho affrontato mi ha facilitata. Sicuramente il fatto di esserci andata a 27 anni mi ha aiutata nell’affrontare degli aspetti tipici della grande manifestazione, aspetti che a 20 anni sicuramente non avrei saputo gestire. Sanremo è come una lavatrice in centrifuga. Ma alla fine, a pensarci bene, dovevo semplicemente andare a fare ciò che so fare: cantare!
Impegnata nel sociale: sostenitrice di Amnesty International. Come ti sei avvicinata a questo mondo?
Quando mi è stato proposto di fare il concerto per Amnesty non ho esitato un momento, anche perché credo che chiunque abbia un lavoro che implichi una certa visibilità, ha il dovere di esporsi in prima persona per delle cause benefiche. Molto spesso credo che le associazioni come Amnesty International siano restie a chiedere la collaborazione di personalità che possano far loro da testimonial per paura di un rifiuto… per quanto riguarda me, con il passare del tempo si sono accorti della mia totale disponibilità. Se nel mio piccolo posso far qualcosa per avvicinare la gente, ormai occupata solo a guardare l’angolo in cui vive, a tematiche umane ed universali, ben venga.
Un’immagine, una suggestione con cui descriveresti la tua musica?
Navigare a vista, senza programmare. Con me i programmi non sono mai serviti a tanto perché per un motivo o per un altro sono sempre andati all’aria. Per questo ora mi dico semplicemente: io mi incammino, ciò a cui vado incontro lo affronterò strada facendo.


